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thorns and roses

Fandom: acotar

Created: 5/12/2026

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FantasySlice of LifeCurtainfic / Domestic StoryCharacter StudyHumorFluffDramaCanon SettingRetellingDarkAngstHurt/ComfortPsychologicalSurvivalBody HorrorHuman ExperimentationDivergence
Contents

Seta, Spine e Sarcasmo

Il sole della Corte di Primavera non assomigliava a quello che scaldava le terre degli umani. Era più dorato, più denso, quasi come se l'aria stessa fosse impregnata di polline e magia antica. Claris Vaelor sedeva su una panca di marmo bianco, seminascosta dai rami carichi di rose di un pergolato che sembrava non conoscere l'autunno. Tra le mani stringeva un volume rilegato in pelle, le cui pagine profumavano di pergamena vecchia e polvere di stelle.

Indossava un abito di seta verde pallido che scivolava morbido sulle sue curve, lasciando scoperte le spalle. Era un abito che nel suo villaggio sarebbe costato quanto l'intera casa dei Archeron, ma qui, in questo regno di meraviglie e pericoli, sembrava la sua seconda pelle. Claris era nata per quella vita, o almeno così si sentiva ogni volta che sfiorava i tessuti pregiati che Tamlin le aveva messo a disposizione. Non le mancava il freddo, non le mancava la fame, e non le mancava nemmeno il sapore amaro della cenere nel camino di Nesta.

Sollevò lo sguardo dal libro quando udì una risata cristallina provenire dal prato sottostante. Feyre. La sua amica stava camminando accanto a Tamlin, la figura imponente del Signore della Primavera che la sovrastava con una protezione che rasentava l'adorazione. Tamlin guardava Feyre come se fosse l'unica fonte di luce in un mondo che stava lentamente sprofondando nell'oscurità.

Claris sorrise, un gesto dolce ma venato di una sottile malinconia. Era felice per Feyre, davvero. Vedere la ragazza che cacciava nei boschi ghiacciati per sfamare una famiglia ingrata trasformarsi in una creatura radiosa, amata da un guerriero immortale, era un miracolo. Eppure, c'era qualcosa di strano nel modo in cui lei stessa scivolava sullo sfondo. Era la "migliore amica", l'ospite salvata dai boschi, l'ombra bionda che osservava il fiorire di un amore leggendario.

— Se continui a fissarli con quell'aria sognante, finirò per pensare che anche tu sia caduta vittima del fascino del mio signore — disse una voce canzonatoria alle sue spalle.

Claris non sussultò. Ormai riconosceva quel passo leggero e quell'accento tagliente. Si voltò lentamente, chiudendo il libro con un dito tra le pagine per non perdere il segno.

— Non essere ridicolo, Lucien — ribatté lei, inarcando un sopracciglio dorato. — Sto solo ammirando il paesaggio. E Tamlin fa parte del paesaggio, un po' come una statua di granito particolarmente muscolosa e priva di senso dell'umorismo.

Lucien Vanserra si sedette accanto a lei senza chiedere il permesso. Il suo occhio metallico ruotò con un ticchettio impercettibile, mentre quello ambrato brillava di divertimento. La giacca di pelle finemente lavorata e i capelli rossi come le foglie d'autunno lo facevano risaltare contro il verde del giardino.

— Una statua di granito, eh? — Lucien sogghignò, incrociando le braccia. — Attenta, Claris. Se ti sentisse, potrebbe decidere di ringhiarti contro. È la sua attività preferita dopo il corteggiamento goffo.

— Oh, so gestirlo — rispose lei con un sorriso furbo. — E poi, ha occhi solo per Feyre. Potrei dar fuoco alle tende della sala da pranzo e lui probabilmente mi ringrazierebbe per aver scaldato l'ambiente per lei.

Lucien scoppiò in una risata breve e secca.
— Hai una lingua che taglia più della mia, umana. È un miracolo che i mostri del confine non ti abbiano mangiata solo per non dover discutere con te.

Claris si fece seria per un istante, portando inconsciamente la mano alla cicatrice che le segnava il fianco, ricordo dell'incontro con le creature magiche durante la sua folle fuga verso il Muro. Se Tamlin non l'avesse trovata, se non l'avesse portata in quel paradiso dorato, ora sarebbe solo ossa bianche nel fango.

— Mi hanno salvata loro — disse piano, indicando la coppia in lontananza. — Feyre mi ha dato una ragione per restare, e Tamlin mi ha dato la vita. Non dimentico i debiti, Lucien.

Il Fae si fece più vicino, la sua espressione si ammorbidì leggermente.
— Non sei un debito, Claris. Sei... una distrazione necessaria. In questa casa si respira un'aria pesante da troppo tempo. Il sortilegio, le maschere... — fece un gesto vago verso il proprio volto. — Avere qualcuno che non ha paura di dirmi che sono un idiota ogni dieci minuti è rinfrescante.

Claris ridacchiò, scuotendo la testa.
— Beh, allora sarò felice di continuare a svolgere il mio dovere civico. A proposito di maschere e segreti... quanto pensate di andare avanti così?

Lucien si irrigidì. Il segreto del sortilegio, della maledizione lanciata da Amarantha, pendeva su di loro come una mannaia. Claris e Feyre avevano saputo la verità, o almeno una parte di essa, ma il peso di quella consapevolezza era diverso per ognuna di loro. Feyre era la chiave, la ragazza che doveva spezzare l'incantesimo innamorandosi di un mostro. Claris, invece, era la testimone.

— Finché il tempo non scadrà — rispose Lucien, la voce improvvisamente bassa. — O finché lei non dirà quelle parole.

Claris osservò Feyre, che stava ridendo per qualcosa che Tamlin le aveva sussurrato all'orecchio. Sembravano così felici. Ma sotto quella superficie di fiori e baci, c'era il sangue, il sacrificio e una Regina sotto la montagna che aspettava il loro fallimento.

— Lei lo ama — disse Claris con certezza. — Lo vedo da come lo guarda quando pensa che nessuno la stia osservando. Feyre non è una persona che regala il suo cuore facilmente. Se lo ha fatto, è per sempre.

— Lo spero per tutti noi — mormorò Lucien. Poi, scuotendo via la malinconia come polvere dal mantello, tornò al suo tono abituale. — Ma basta parlare di sventure imminenti. Mi è stato riferito che hai passato l'intera mattinata chiusa in biblioteca. Non dirmi che hai intenzione di leggere ogni singolo volume della Corte di Primavera.

Claris sollevò il mento con orgoglio.
— È una sfida? Perché accetto volentieri. Ci sono storie qui che nel mio mondo non avremmo mai potuto nemmeno sognare. Trattati di astronomia, leggende sulle altre Corti... sapevi che esiste una Corte della Notte dove le stelle brillano anche di giorno?

Lucien storse il naso.
— La Corte della Notte è un posto per incubi e mostri, Claris. Non lasciarti incantare dai libri. Rhysand non è un personaggio di una fiaba della buonanotte.

— Forse — concesse lei, chiudendo definitivamente il libro e posandolo sulla panca. — Ma i mostri sono più interessanti dei principi, a volte. Almeno sanno chi sono.

Lucien le scoccò un'occhiata acuta.
— E tu, Claris Vaelor? Tu sai chi sei in questo regno di fate e magia? Non sei più la ragazza del villaggio che vendeva erbe al mercato.

Claris si alzò, lisciandosi le pieghe dell'abito di seta. Si voltò verso l'immensa villa, con le sue torri eleganti e i balconi fioriti. Qui non doveva lottare per un pezzo di pane. Qui poteva essere colta, poteva essere audace, poteva essere bellissima senza che nessuno la guardasse con sospetto o gelosia.

— Sono qualcuno che non ha intenzione di tornare indietro — rispose con fermezza. — Il Muro è alle mie spalle, Lucien. E davanti a me... beh, davanti a me c'è un mondo che voglio scoprire, un libro alla volta.

Lucien si alzò a sua volta, facendole un piccolo inchino canzonatorio.
— Allora, mia intrepida umana, che ne dici di smettere di studiare la teoria e passare alla pratica? Le cucine hanno appena sfornato dei dolci al miele che potrebbero far vacillare la determinazione di un santo. E dato che io non sono un santo e tu sei perennemente affamata...

Claris gli offrì il braccio, un lampo di sfida negli occhi celesti.
— Mi stai dando della golosa, Vanserra?

— Sto dicendo che se arriviamo tardi, Feyre mangerà anche la tua parte e Tamlin la guarderà come se avesse appena compiuto un atto eroico.

Claris scoppiò a ridere, un suono che parve risvegliare i fiori circostanti.
— Allora corriamo. Non permetterò che l'amore interferisca con la mia dose quotidiana di zucchero.

Mentre si incamminavano verso il palazzo, Claris sentì lo sguardo di Tamlin su di loro per un istante. Il Signore della Primavera le fece un cenno col capo, un riconoscimento silenzioso. Lui sapeva che Claris era l'ancora di Feyre, il legame con la sua umanità, e per questo la trattava con un rispetto che rasentava la venerazione, seppur a distanza.

Ma era con Lucien che Claris si sentiva viva. Tra le loro battute taglienti e i loro scambi di sguardi carichi di un'intesa crescente, la ragazza sentiva che il suo posto non era solo in disparte a osservare la storia degli altri.

— Dimmi, Lucien — disse lei mentre entravano nel grande atrio decorato con ghirlande di edera. — Quel sortilegio... impedisce anche a te di dire la verità o sei solo naturalmente propenso alle bugie?

Lucien si fermò, il suo occhio metallico che ronzava piano. Un mezzo sorriso gli increspò le labbra.
— La verità è un lusso che pochi possono permettersi, Claris. Ma con te... con te è diventato terribilmente difficile mentire.

Claris sentì un calore improvviso salirle alle guance, un calore che non aveva nulla a che fare con il sole della primavera. Distolse lo sguardo, puntandolo verso le scale di marmo.

— Allora cerca di non sforzarti troppo. Mi piaci di più quando sei onesto, anche se sei insopportabile.

— Onesto e insopportabile — ripeté Lucien, seguendola. — Credo che sarà il titolo della mia biografia.

Entrarono nella sala da pranzo, dove Feyre e Tamlin li stavano già aspettando. L'atmosfera era un misto strano di tensione magica e domestica serenità. Feyre sorrise a Claris, un sorriso che diceva tutto: "Siamo al sicuro, siamo insieme".

Claris ricambiò il sorriso, accomodandosi sulla sedia che Lucien le accostò con un gesto galante. Mentre il profumo dei dolci e del tè infuso di petali riempiva la stanza, Claris si concesse un momento per guardarsi intorno. Il lusso, la bellezza, l'imminente pericolo che incombeva su di loro... tutto sembrava un sogno febbrile.

Eppure, mentre rubava l'ultimo dolce al miele sotto lo sguardo indignato di Lucien, Claris capì che non avrebbe scambiato quel sogno con nessuna realtà umana. La sua vita precedente era sbiadita come un vecchio disegno sotto la pioggia. Qui, tra le spine e la seta, aveva finalmente trovato il suo palcoscenico. E non aveva nessuna intenzione di lasciare che il sipario calasse prima di aver recitato la sua parte fino in fondo.

— A cosa pensi? — le sussurrò Feyre, allungando una mano per stringere la sua sopra la tovaglia di pizzo.

Claris guardò la sua amica, poi Lucien, e infine le finestre che davano sui confini invisibili di quel regno incantato.

— Penso che la zia ricca in fin di vita dovrà aspettare ancora un bel po' prima di vederci tornare — rispose con un luccichio ironico negli occhi.

Feyre ridacchiò, e anche Tamlin accennò un sorriso, mentre Lucien roteava l'occhio metallico verso il soffitto. In quel momento, nel cuore della Corte di Primavera, l'oscurità di Amarantha sembrava lontana mille miglia, scacciata dalla luce di una nuova, improbabile alleanza. Ma Claris sapeva, nel profondo del suo cuore astuto, che la vera battaglia era appena iniziata. E lei sarebbe stata pronta, con un libro in una mano e una battuta pronta nell'altra.
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