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Fandom: la spada della verità

Created: 6/6/2026

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FantasyAdventureActionHurt/ComfortCharacter StudyGraphic ViolenceCanon SettingSwordpunk
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Acciaio e Seta

Il crepuscolo calava sulle Terre Centrali come un sudario purpureo, allungando ombre inquiete tra i fitti tronchi della foresta. Il gruppo avanzava in un silenzio teso, interrotto solo dal calpestio degli scarponi sul sottobosco umido e dal metallico tintinnio delle armature. Richard procedeva in testa, con la Spada della Verità che pendeva dal fianco, il peso della profezia e del nuovo titolo di Lord Rahl che gravava sulle sue spalle più di quanto volesse ammettere.

Rebekah camminava poco distante da lui. I suoi capelli biondi, solitamente raccolti in una treccia ordinata, erano ora scompigliati dal vento, incorniciando un volto che molti avrebbero definito angelico. Ma dietro quegli occhi celesti, limpidi come il cielo dopo un temporale, bruciava la determinazione di una guerriera che aveva visto il suo regno soffrire sotto il giogo di Darken Rahl. Non era solo una principessa; era una sopravvissuta.

«Dovremmo accamparci prima che l’oscurità diventi totale,» disse Kahlan, la sua voce da Depositaria ferma ma venata di stanchezza. «I Beveling sono vicini. Posso sentire il fetore della loro magia corrotta nell’aria.»

«Concordo,» rispose Richard, voltandosi a guardare i suoi compagni. Il suo sguardo si posò un istante di troppo su Cara, che chiudeva la fila.

La Mord-Sith non aveva cambiato espressione per tutto il giorno. Avvolta nel suo cuoio rosso sangue, con i capelli biondi legati in una treccia rigida e lo sguardo freddo di un predatore, Cara sembrava un corpo estraneo nel gruppo. La sua presenza era un monito costante del passato violento che Richard stava cercando di lasciarsi alle spalle, eppure era l’unica cosa che li separava da una morte certa per mano degli agenti dell’Oltremondo.

«Perché fermarsi?» intervenne Cara, la voce tagliente come un rasoio. «Un vero guerriero non teme il buio. Solo i deboli hanno bisogno di un fuoco per sentirsi al sicuro.»

Il suo sguardo scivolò sprezzante su Rebekah, indugiando sulle raffinate incisioni della sua corazza leggera e sull’elsa decorata della sua spada.

«Non è una questione di paura, Cara,» ribatté Rebekah con calma, sostenendo lo sguardo della Mord-Sith senza battere ciglio. «È una questione di strategia. Combattere i Beveling su un terreno che non conosciamo, senza visibilità, è un suicidio. Anche per una Mord-Sith.»

Cara emise un verso gutturale, simile a un ringhio soffocato.

— La principessina ha imparato a parlare — commentò con sarcasmo, avvicinandosi a Rebekah finché le loro facce non furono a pochi centimetri di distanza. — Dimmi, Rebekah delle Terre Centrali, le tue mani delicate hanno mai toccato il sangue di un nemico, o sei brava solo a impartire ordini dal tuo trono di seta?

Rebekah non indietreggiò. La sua gentilezza non era debolezza, e la forza che portava dentro era stata forgiata nel dolore.

— Ho visto il mio popolo morire, Cara. Ho impugnato la spada quando i tuoi simili cavalcavano per distruggere ogni barlume di speranza. Non ho bisogno della tua approvazione per sapere quanto valgo.

Richard si intromise prima che la tensione potesse esplodere.

— Basta così. Cara, Rebekah ha ragione. Ci accampiamo qui. Zedd, puoi disporre un perimetro di protezione?

Il vecchio mago, che fino a quel momento era rimasto in disparte sgranocchiando una radice secca, annuì solennemente.

— Certo, Richard. Ma la magia non terrà lontani i Beveling per sempre. Quelle creature sono mosse dalla brama del Guardiano. Cercano la Pietra delle Lacrime, e noi siamo l’unico ostacolo tra loro e il velo.

Mentre il campo veniva allestito, l’atmosfera rimase pesante. Kahlan e Zedd lavoravano in sincronia, mentre Richard cercava di stabilire un dialogo con Cara, che però rimaneva arroccata nel suo silenzio ostile. Rebekah si occupava di affilare la sua lama vicino al fuoco, i movimenti fluidi e precisi che tradivano anni di addestramento.

— Non lasciarti provocare da lei — disse Richard, sedendosi accanto a Rebekah.

La principessa sollevò lo sguardo e gli sorrise debolmente.

— Non mi offende la sua sfiducia, Richard. Mi preoccupa la sua mancanza di unità. Se vogliamo trovare la Pietra, dobbiamo essere una cosa sola. Lei ci vede come fardelli, non come alleati.

— Lei è qui solo per me — sospirò Richard, guardando verso la figura in rosso che montava la guardia ai margini del bosco. — Ha giurato fedeltà al nuovo Lord Rahl. Non capisce ancora che il mondo è cambiato, che non serve più un padrone, ma un leader.

— E tu sei quel leader — rispose Rebekah con convinzione. — Ma lei deve imparare che la forza non risiede solo nel dolore che si può infliggere o sopportare.

All’improvviso, un urlo disumano squarciò il silenzio della foresta. Era un suono stridente, come metallo che gratta sulla pietra, che fece accapponare la pelle a tutti i presenti.

— Beveling! — gridò Zedd, scattando in piedi mentre le sue mani iniziavano a brillare di un’energia azzurrina.

Dalle ombre emersero creature grottesche, esseri che un tempo erano stati uomini ma che ora erano solo masse di carne putrescente e armature arrugginite, tenute insieme dalla magia nera dell’Oltremondo. I loro occhi brillavano di una luce verde malsana.

Richard sguainò la Spada della Verità. Il caratteristico sibilo dell’acciaio magico risuonò nell’aria, infondendo coraggio al gruppo.

— Difendete il perimetro! — ordinò.

Cara fu la prima a scagliarsi contro i mostri. Si muoveva con una grazia brutale, usando il suo Agiel per paralizzare i nemici prima di finirli con colpi precisi. Ma i Beveling erano troppi. Erano ondate di oscurità che sembravano rigenerarsi a ogni colpo.

Rebekah si ritrovò circondata da tre di quelle creature. Uno di loro brandiva una grossa ascia bipenne, calandola con una forza soprannaturale. Con un movimento fulmineo, la principessa rotolò lateralmente, evitando l’impatto, e con un fendente preciso recise i tendini della gamba del mostro. Prima che potesse rialzarsi, la sua lama gli trafisse il petto, dove pulsava il nucleo di energia oscura.

Cara, a pochi metri di distanza, la osservava con la coda dell’occhio mentre combatteva. Si aspettava di dover correre in soccorso della "principessina", ma Rebekah si muoveva con una competenza che la stupì. Non c’era esitazione nei suoi colpi, solo una fredda ed efficace determinazione.

Tuttavia, un Beveling più grande degli altri, una sorta di comandante corazzato, colse Cara di sorpresa, colpendola alla schiena con uno scudo chiodato. La Mord-Sith rotolò a terra, perdendo momentaneamente il respiro. Il mostro sollevò la sua spada d’osso per sferrare il colpo di grazia.

— Cara! — gridò Richard, troppo lontano per intervenire.

Fu Rebekah a reagire. Scattò con una velocità incredibile, frapponendosi tra la Mord-Sith e la creatura. L’impatto delle lame produsse una pioggia di scintille. Rebekah sentì le braccia tremare sotto la pressione della forza bruta del Beveling, ma non cedette.

— Rialzati! — gridò Rebekah a Cara, senza distogliere lo sguardo dal nemico.

Cara, ripresasi dallo stordimento, scattò in piedi. Invece di allontanarsi, si mosse in sincronia con Rebekah. Per un istante, l’odio e la diffidenza scomparvero, sostituiti dall’istinto primordiale della battaglia. Rebekah parò un colpo basso, aprendo la guardia del mostro, e Cara ne approfittò per conficcare l’Agiel direttamente nel cranio della creatura, sovraccaricandola di dolore magico finché non esplose in polvere grigia.

La battaglia infuriò per altri minuti, finché l’ultimo dei Beveling non fu abbattuto dalla magia di Zedd e dalla spada di Richard.

Il silenzio tornò a regnare, interrotto solo dal respiro affannoso dei combattenti. Richard si avvicinò alle due donne, rinfoderando la spada.

— State bene? — chiese, guardando prima Cara e poi Rebekah.

Cara si ripulì il cuoio rosso dalla cenere dei nemici, evitando lo sguardo di tutti. Rebekah, invece, rinfoderò la sua arma con un gesto elegante, sebbene le sue nocche fossero ancora bianche per la tensione.

— Sto bene, Richard — rispose la principessa, asciugandosi una piccola scia di sangue sulla guancia.

Cara fece un passo avanti, fermandosi davanti a Rebekah. Il suo volto era una maschera di freddezza, ma nei suoi occhi c’era un barlume di qualcosa di nuovo. Qualcosa che somigliava, seppur lontanamente, al rispetto.

— Hai rischiato la vita per me — disse Cara, la voce bassa e monocorde. — Perché? Ho chiarito che non mi importa nulla di te.

Rebekah la guardò dritto negli occhi, il suo sguardo celeste limpido e privo di rancore.

— Perché siamo dalla stessa parte, Cara. E perché Richard ha bisogno di entrambe per vincere questa guerra. Non mi serve che ti importi di me. Mi serve che tu capisca che non sei sola in questa lotta.

Cara rimase in silenzio per un lungo istante, poi si voltò verso Richard.

— Il tuo gruppo è pieno di idealisti, Lord Rahl. È una debolezza che prima o poi vi ucciderà.

— O forse è la forza che ci permetterà di sopravvivere — replicò Richard con un mezzo sorriso.

Cara non rispose, ma mentre tornava alla sua postazione di guardia, non fece alcun commento sprezzante sulla "principessina".

Kahlan si avvicinò a Rebekah, posandole una mano sulla spalla.

— Sei stata incredibile là fuori. Hai dimostrato più coraggio di molti soldati che ho conosciuto.

— Grazie, Kahlan — rispose Rebekah, sentendo finalmente il peso della stanchezza affiorare. — Ma temo che questa sia stata solo una scaramuccia. Se il Guardiano sta inviando i Beveling, significa che siamo sulla strada giusta. La Pietra delle Lacrime è vicina.

Zedd, che stava esaminando i resti di un nemico, si unì a loro con espressione grave.

— Rebekah ha ragione. Il velo si sta assottigliando. Ogni passo che facciamo verso la Pietra ci avvicina al cuore dell’oscurità. Dobbiamo essere pronti a tutto. E dobbiamo esserlo insieme.

Mentre il fuoco del campo tornava a scoppiettare, Rebekah si sedette sulla sua coperta, guardando le stelle che iniziavano a brillare attraverso la volta degli alberi. Sapeva che la strada davanti a loro sarebbe stata disseminata di pericoli e tradimenti, e che il legame con Cara era ancora fragile come vetro sottile. Ma per la prima volta da quando era iniziata la missione, sentì che c’era una speranza.

Richard si sedette accanto a lei, offrendole un pezzo di pane secco.

— Non tutti vedono quello che vedo io in te, Rebekah — disse a bassa voce, affinché gli altri non sentissero. — Ma stasera hai iniziato a cambiare le cose.

— Non cerco gloria, Richard. Cerco solo la pace per le Terre Centrali. E se per ottenerla devo combattere fianco a fianco con una Mord-Sith che mi odia, così sia.

Richard sorrise, ammirando la forza silenziosa di quella donna che portava il titolo di principessa ma l’anima di una guerriera della luce. Sapeva che Rebekah sarebbe stata fondamentale per la ricerca della Pietra delle Lacrime. Non solo per la sua abilità con la spada, ma per la sua capacità di vedere la luce anche dove regnava l’ombra più fitta.

Nel buio della foresta, lontano dal calore del fuoco, Cara osservava le ombre, i sensi all’erta. Le parole di Rebekah le risuonavano ancora in testa. "Non sei sola". Era un concetto alieno per lei, cresciuta nel dolore e nell’isolamento delle Mord-Sith. Eppure, per un breve istante, durante la battaglia, aveva sentito quella sincronia, quel legame invisibile che nasce tra chi rischia tutto per lo stesso scopo.

Strinse l’impugnatura del suo Agiel, sentendo il familiare dolore formicolare nel braccio. La strada verso l’Oltremondo era lunga, e il padrone dell'oscurità non avrebbe ceduto facilmente. Ma forse, pensò Cara guardando verso la figura bionda seduta accanto al suo Lord Rahl, la principessina non era solo seta. C’era dell’acciaio, sotto quella bellezza. E l’acciaio era l’unica cosa di cui potesse fidarsi.
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