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his daughter
Fandom: legend of the seeker
Created: 7/9/2026
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FantasyDramaAdventurePsychologicalCharacter StudyActionDivergenceCanon Setting
L'Ombra della Stirpe
Il vento soffiava gelido tra le guglie del Palazzo del Popolo, ma Rebekah Rahl non tremava. Era ferma sul balcone più alto, i lunghi capelli biondi che danzavano come fili d’oro pallido contro il cielo plumbeo di D’Hara. I suoi occhi, scuri come l’ossidiana e insolitamente profondi per una donna della sua bellezza celestiale, fissavano l’orizzonte dove le truppe del Cercatore stavano smobilitando.
Suo padre, Darken Rahl, era morto. Il tiranno che aveva tenuto il mondo in un pugno di ferro era caduto, lasciando dietro di sé un impero vacillante che solo l’acume di Rebekah era riuscito a preservare dal collasso totale negli ultimi mesi. Lei non era solo una preda ambita per la sua discendenza; era la mente dietro la logistica, la strategia e il mantenimento dell'ordine. Ma ora, la corona pesava come piombo fuso.
— Non potrai restare qui per sempre, Rebekah. —
La voce di Richard Cypher era calma, priva dell'astio che ci si aspetterebbe verso la figlia del proprio peggior nemico. Il Cercatore si fece avanti, la Spada della Verità appesa al fianco, seguito dalla depositaria Kahlan Amnell e da una figura che Rebekah riconobbe immediatamente dal portamento rigido e dall'armatura di cuoio rosso: una Mord-Sith.
Rebekah si voltò lentamente, incrociando lo sguardo di Richard. Non c’era paura nei suoi occhi, solo una stanchezza millenaria.
— L'impero sta morendo con lui, Richard — rispose lei, la voce melodiosa ma ferma. — La gente vuole libertà, ma non sa che la libertà senza ordine è solo un altro nome per il caos. Ho passato la vita a riparare i danni che mio padre faceva per puro narcisismo. Non sono sicura di voler continuare a essere la colla di un vaso rotto. —
Richard fece un passo avanti, entrando nel cerchio di luce delle torce. — Il Guardiano sta cercando di trascinare il mondo nel mondo sotterraneo. Abbiamo bisogno della Pietra delle Lacrime per sigillare lo squarcio. Tu conosci i segreti di tuo padre, conosci le mappe e i testi antichi che lui teneva nascosti. Vieni con noi. Aiutaci a salvare il mondo che lui voleva distruggere. —
Un verso di scherno, simile a un ringhio soffocato, interruppe il momento. Cara Mason fece un passo avanti, le mani appoggiate alle Agiel che pendevano dalla sua cintura. I suoi occhi chiari erano lame di ghiaccio puntate dritto al cuore di Rebekah.
— È una follia, Richard — sbottò la Mord-Sith, la voce vibrante di un odio antico. — È una Rahl. Il sangue che le scorre nelle vene è lo stesso che ha ordinato il mio addestramento, lo stesso che ha spezzato migliaia di vite. Guardala. È l'immagine sputata di quel mostro, solo con un viso più dolce per ingannare gli stolti. —
Rebekah sostenne lo sguardo di Cara senza battere ciglio. Conosceva bene il dolore delle Mord-Sith; era stata lei, in più di un'occasione, a mitigare le punizioni che Darken Rahl infliggeva alle sue stesse guardie quando fallivano. Ma sapeva che per Cara, lei non era un essere umano. Era un simbolo.
— Non sono mio padre, Cara — disse Rebekah con dolcezza calcolata. — E se fossi intelligente come dici, sapresti che se avessi voluto uccidervi, non sarei qui a parlare. Saresti morta nel momento in cui hai varcato la soglia del giardino. —
— E con quale potere? — la sfidò Cara, avvicinandosi pericolosamente. — Non sento magia in te. Non sei una depositaria, non sei una Mord-Sith, non hai il dono di tuo padre. Sei solo una ragazza viziata che sa leggere i libri contabili. —
Rebekah sorrise, un sorriso sottile che non raggiunse gli occhi. — L'intelligenza è un potere che non richiede scintille dalle dita, ma muove gli eserciti. Tuttavia, Richard, accetto. Non per fedeltà a te, ma perché se il mondo finisce, non rimarrà nulla nemmeno per me. E sono stanca di queste mura. —
***
Il viaggio iniziò all'alba successiva. Il gruppo si muoveva attraverso le foreste fitte che separavano D’Hara dalle Terre Centrali. Richard apriva la strada, seguito da Kahlan e Zedd, mentre Rebekah cavalcava un cavallo bianco, mantenendo una distanza regale. Cara, invece, le restava alle costole come un predatore che aspetta il primo segno di debolezza.
Ogni volta che Rebekah si scostava una ciocca di capelli biondi dal viso o impartiva un suggerimento sulla direzione da prendere basandosi sulla sua memoria delle mappe reali, Cara sentiva la rabbia ribollire. Vedeva il modo in cui Richard iniziava a fidarsi del giudizio della bionda, vedeva la grazia con cui Rebekah si muoveva nonostante le asperità del terreno.
— Non abbassare la guardia, Cercatore — mormorò Cara durante una sosta presso un ruscello. — Quella donna sta tramando. Le persone come lei non aiutano mai per altruismo. —
— Cara, ci ha dato informazioni preziose sulla posizione dei mercanti di schiavi che potevano ostacolarci — rispose Richard, pulendo la sua borraccia. — Senza di lei, saremmo finiti in un'imboscata ore fa. —
— È solo una tattica per guadagnare la tua fiducia. Guarda come si comporta. Non ha una cicatrice, non ha un callo sulle mani. È inutile in un combattimento. Ci rallenterà e poi ci tradirà nel momento in cui le converrà tornare al potere. —
Rebekah, che era seduta su un masso poco distante a leggere un antico manoscritto, alzò lo sguardo. — Sai, Cara, il tuo odio è noioso. È prevedibile. Mio padre ti ha tolto la capacità di amare, ma sembra che ti abbia lasciato un'ossessione malsana per la sua stirpe. —
Cara scattò in avanti, estraendo l'Agiel. Il rossore della rabbia le imporporò il collo. — Non osare parlare di ciò che lui mi ha tolto. Tu vivevi nel lusso mentre noi venivamo spezzate nelle segrete! —
— E pensi che vivere con un mostro sia stato un privilegio? — la voce di Rebekah si fece improvvisamente gelida, tagliente come un rasoio. Si alzò in piedi, torreggiando sulla Mord-Sith nonostante la mancanza di armatura. — Pensi che vedere ogni giorno l'uomo che ti ha dato la vita trasformarsi in un demone sia un lusso? Ho dovuto imparare a manipolarlo, a sussurrargli all'orecchio per evitare massacri, a gestire un impero per evitare che la fame sterminasse il popolo mentre lui cercava il potere assoluto. Non ho cicatrici sulla pelle, Cara. Le mie sono nella mente. —
Il silenzio calò sul campo. Persino Zedd smise di sgranocchiare la sua radice secca per osservare le due donne.
— Non hai poteri — ribadì Cara, sebbene con meno convinzione. — Sei un peso morto in questa missione. —
— Vedremo — rispose Rebekah, tornando al suo libro.
***
Due giorni dopo, il gruppo si trovò bloccato in una gola stretta, circondato da un contingente di D'Haran rimasti fedeli al vecchio regime, soldati che non avevano accettato la morte di Darken Rahl e che vedevano in Richard l'usurpatore. Erano almeno cinquanta, armati fino ai denti e posizionati sulle alture.
— Siamo in trappola — disse Kahlan, preparando i suoi pugnali. — Richard, non possiamo affrontarli tutti in questo spazio stretto. —
Richard impugnò la Spada della Verità, la cui lama iniziò a brillare di una luce bianca e furiosa. — Dobbiamo aprirci un varco. —
Cara si mise davanti a loro, le Agiel pronte. — Lasciateli venire. Ne porterò con me il più possibile. —
Rebekah fece un passo avanti, superando la Mord-Sith. Non aveva armi, solo un mantello di seta scura che svolazzava nel vento.
— Resta indietro, principessa! — sibilò Cara. — Questo non è un consiglio di stato. —
Rebekah ignorò l'avvertimento. Si portò al centro della gola e alzò il viso verso i soldati appostati sulle rocce. La sua voce, amplificata da un'autorità naturale che sembrava vibrare nell'aria, risuonò contro le pareti di pietra.
— Soldati della Prima Legione! Guardatemi! —
I soldati, che stavano per scoccare le frecce, esitarono. Riconobbero quella figura, quella chioma bionda che avevano visto tante volte accanto al trono di Darken Rahl.
— Io sono Rebekah Rahl, unica erede del sangue che servite! — gridò lei, la sua figura che sembrava emanare un'aura di potere quasi tangibile, sebbene non fosse magico. Era il potere del comando puro. — Mio padre è morto, e con lui il vecchio mondo. Ma io sono viva. E vi ordino di abbassare le armi. Non per il Cercatore, ma per D’Hara. Se verserete il sangue in questa gola oggi, non ci sarà nessuno a ricostruire ciò che resta delle vostre case. Volete morire per un fantasma, o vivere per la vostra terra? —
Un mormorio si diffuse tra i ranghi nemici. Il capitano dei soldati, un uomo alto con una cicatrice che gli attraversava l'occhio, si sporse dalla roccia.
— Lord Rahl è stato ucciso da quell'uomo! — urlò indicando Richard. — Perché dovremmo ascoltare te, che cammini al suo fianco? —
— Perché io sono l'unica che può garantirvi il perdono! — rispose Rebekah senza esitazione. — Se attaccate ora, morirete tutti. Se vi ritirate e tornate alle vostre famiglie, giuro sul mio nome che il Cercatore non vi darà la caccia. Richard? —
Richard, colto di sorpresa ma comprendendo immediatamente la strategia, rinfoderò la spada. — Ha la mia parola. Non cerco vendetta contro chi depone le armi. —
L'aria era tesa, carica di elettricità. Cara stringeva le nocche fino a farle diventare bianche, pronta a scattare. Ma poi, lentamente, il capitano abbassò l'arco. Uno dopo l'altro, i soldati si ritirarono nell'ombra delle rocce, scomparendo silenziosamente.
Rebekah rimase immobile finché l'ultimo rumore di passi non svanì. Poi, si voltò verso il gruppo, il viso pallido ma l'espressione imperturbabile.
— Ecco il mio potere, Cara — disse con un filo di voce, passando accanto alla Mord-Sith. — Ho vinto una battaglia senza versare una goccia di sangue. Ti sembra ancora inutile? —
Cara non rispose. Rimase a fissare la schiena della figlia di Darken Rahl, sentendo per la prima volta un brivido di dubbio. Non era la magia di quella donna a essere pericolosa, né la sua discendenza. Era la sua mente. Rebekah non governava con la paura, ma con una comprensione chirurgica dell'animo umano.
— Non mi fido ancora di te — mormorò Cara, raggiungendola mentre riprendevano il cammino.
Rebekah accennò un sorriso, quasi divertita. — Bene. La fiducia è un lusso che non possiamo permetterci. Ma la sopravvivenza... quella è una necessità. E per ora, Cara, siamo dalla stessa parte. —
Mentre il sole iniziava a calare, proiettando lunghe ombre sulla strada verso la Pietra delle Lacrime, Cara osservò Rebekah camminare accanto a Richard e Kahlan. Per la prima volta, non vide l'ombra di Darken Rahl in lei. Vide qualcosa di nuovo, qualcosa di potenzialmente più potente e, in qualche modo, più inquietante: una Rahl che non aveva bisogno del terrore per regnare, ma solo della verità.
La strada era ancora lunga, e il Guardiano attendeva nell'oscurità, ma Richard sentì che, con Rebekah al loro fianco, forse avevano davvero una possibilità. Anche se il prezzo da pagare, alla fine, sarebbe stato più alto di quanto chiunque di loro potesse immaginare.
Suo padre, Darken Rahl, era morto. Il tiranno che aveva tenuto il mondo in un pugno di ferro era caduto, lasciando dietro di sé un impero vacillante che solo l’acume di Rebekah era riuscito a preservare dal collasso totale negli ultimi mesi. Lei non era solo una preda ambita per la sua discendenza; era la mente dietro la logistica, la strategia e il mantenimento dell'ordine. Ma ora, la corona pesava come piombo fuso.
— Non potrai restare qui per sempre, Rebekah. —
La voce di Richard Cypher era calma, priva dell'astio che ci si aspetterebbe verso la figlia del proprio peggior nemico. Il Cercatore si fece avanti, la Spada della Verità appesa al fianco, seguito dalla depositaria Kahlan Amnell e da una figura che Rebekah riconobbe immediatamente dal portamento rigido e dall'armatura di cuoio rosso: una Mord-Sith.
Rebekah si voltò lentamente, incrociando lo sguardo di Richard. Non c’era paura nei suoi occhi, solo una stanchezza millenaria.
— L'impero sta morendo con lui, Richard — rispose lei, la voce melodiosa ma ferma. — La gente vuole libertà, ma non sa che la libertà senza ordine è solo un altro nome per il caos. Ho passato la vita a riparare i danni che mio padre faceva per puro narcisismo. Non sono sicura di voler continuare a essere la colla di un vaso rotto. —
Richard fece un passo avanti, entrando nel cerchio di luce delle torce. — Il Guardiano sta cercando di trascinare il mondo nel mondo sotterraneo. Abbiamo bisogno della Pietra delle Lacrime per sigillare lo squarcio. Tu conosci i segreti di tuo padre, conosci le mappe e i testi antichi che lui teneva nascosti. Vieni con noi. Aiutaci a salvare il mondo che lui voleva distruggere. —
Un verso di scherno, simile a un ringhio soffocato, interruppe il momento. Cara Mason fece un passo avanti, le mani appoggiate alle Agiel che pendevano dalla sua cintura. I suoi occhi chiari erano lame di ghiaccio puntate dritto al cuore di Rebekah.
— È una follia, Richard — sbottò la Mord-Sith, la voce vibrante di un odio antico. — È una Rahl. Il sangue che le scorre nelle vene è lo stesso che ha ordinato il mio addestramento, lo stesso che ha spezzato migliaia di vite. Guardala. È l'immagine sputata di quel mostro, solo con un viso più dolce per ingannare gli stolti. —
Rebekah sostenne lo sguardo di Cara senza battere ciglio. Conosceva bene il dolore delle Mord-Sith; era stata lei, in più di un'occasione, a mitigare le punizioni che Darken Rahl infliggeva alle sue stesse guardie quando fallivano. Ma sapeva che per Cara, lei non era un essere umano. Era un simbolo.
— Non sono mio padre, Cara — disse Rebekah con dolcezza calcolata. — E se fossi intelligente come dici, sapresti che se avessi voluto uccidervi, non sarei qui a parlare. Saresti morta nel momento in cui hai varcato la soglia del giardino. —
— E con quale potere? — la sfidò Cara, avvicinandosi pericolosamente. — Non sento magia in te. Non sei una depositaria, non sei una Mord-Sith, non hai il dono di tuo padre. Sei solo una ragazza viziata che sa leggere i libri contabili. —
Rebekah sorrise, un sorriso sottile che non raggiunse gli occhi. — L'intelligenza è un potere che non richiede scintille dalle dita, ma muove gli eserciti. Tuttavia, Richard, accetto. Non per fedeltà a te, ma perché se il mondo finisce, non rimarrà nulla nemmeno per me. E sono stanca di queste mura. —
***
Il viaggio iniziò all'alba successiva. Il gruppo si muoveva attraverso le foreste fitte che separavano D’Hara dalle Terre Centrali. Richard apriva la strada, seguito da Kahlan e Zedd, mentre Rebekah cavalcava un cavallo bianco, mantenendo una distanza regale. Cara, invece, le restava alle costole come un predatore che aspetta il primo segno di debolezza.
Ogni volta che Rebekah si scostava una ciocca di capelli biondi dal viso o impartiva un suggerimento sulla direzione da prendere basandosi sulla sua memoria delle mappe reali, Cara sentiva la rabbia ribollire. Vedeva il modo in cui Richard iniziava a fidarsi del giudizio della bionda, vedeva la grazia con cui Rebekah si muoveva nonostante le asperità del terreno.
— Non abbassare la guardia, Cercatore — mormorò Cara durante una sosta presso un ruscello. — Quella donna sta tramando. Le persone come lei non aiutano mai per altruismo. —
— Cara, ci ha dato informazioni preziose sulla posizione dei mercanti di schiavi che potevano ostacolarci — rispose Richard, pulendo la sua borraccia. — Senza di lei, saremmo finiti in un'imboscata ore fa. —
— È solo una tattica per guadagnare la tua fiducia. Guarda come si comporta. Non ha una cicatrice, non ha un callo sulle mani. È inutile in un combattimento. Ci rallenterà e poi ci tradirà nel momento in cui le converrà tornare al potere. —
Rebekah, che era seduta su un masso poco distante a leggere un antico manoscritto, alzò lo sguardo. — Sai, Cara, il tuo odio è noioso. È prevedibile. Mio padre ti ha tolto la capacità di amare, ma sembra che ti abbia lasciato un'ossessione malsana per la sua stirpe. —
Cara scattò in avanti, estraendo l'Agiel. Il rossore della rabbia le imporporò il collo. — Non osare parlare di ciò che lui mi ha tolto. Tu vivevi nel lusso mentre noi venivamo spezzate nelle segrete! —
— E pensi che vivere con un mostro sia stato un privilegio? — la voce di Rebekah si fece improvvisamente gelida, tagliente come un rasoio. Si alzò in piedi, torreggiando sulla Mord-Sith nonostante la mancanza di armatura. — Pensi che vedere ogni giorno l'uomo che ti ha dato la vita trasformarsi in un demone sia un lusso? Ho dovuto imparare a manipolarlo, a sussurrargli all'orecchio per evitare massacri, a gestire un impero per evitare che la fame sterminasse il popolo mentre lui cercava il potere assoluto. Non ho cicatrici sulla pelle, Cara. Le mie sono nella mente. —
Il silenzio calò sul campo. Persino Zedd smise di sgranocchiare la sua radice secca per osservare le due donne.
— Non hai poteri — ribadì Cara, sebbene con meno convinzione. — Sei un peso morto in questa missione. —
— Vedremo — rispose Rebekah, tornando al suo libro.
***
Due giorni dopo, il gruppo si trovò bloccato in una gola stretta, circondato da un contingente di D'Haran rimasti fedeli al vecchio regime, soldati che non avevano accettato la morte di Darken Rahl e che vedevano in Richard l'usurpatore. Erano almeno cinquanta, armati fino ai denti e posizionati sulle alture.
— Siamo in trappola — disse Kahlan, preparando i suoi pugnali. — Richard, non possiamo affrontarli tutti in questo spazio stretto. —
Richard impugnò la Spada della Verità, la cui lama iniziò a brillare di una luce bianca e furiosa. — Dobbiamo aprirci un varco. —
Cara si mise davanti a loro, le Agiel pronte. — Lasciateli venire. Ne porterò con me il più possibile. —
Rebekah fece un passo avanti, superando la Mord-Sith. Non aveva armi, solo un mantello di seta scura che svolazzava nel vento.
— Resta indietro, principessa! — sibilò Cara. — Questo non è un consiglio di stato. —
Rebekah ignorò l'avvertimento. Si portò al centro della gola e alzò il viso verso i soldati appostati sulle rocce. La sua voce, amplificata da un'autorità naturale che sembrava vibrare nell'aria, risuonò contro le pareti di pietra.
— Soldati della Prima Legione! Guardatemi! —
I soldati, che stavano per scoccare le frecce, esitarono. Riconobbero quella figura, quella chioma bionda che avevano visto tante volte accanto al trono di Darken Rahl.
— Io sono Rebekah Rahl, unica erede del sangue che servite! — gridò lei, la sua figura che sembrava emanare un'aura di potere quasi tangibile, sebbene non fosse magico. Era il potere del comando puro. — Mio padre è morto, e con lui il vecchio mondo. Ma io sono viva. E vi ordino di abbassare le armi. Non per il Cercatore, ma per D’Hara. Se verserete il sangue in questa gola oggi, non ci sarà nessuno a ricostruire ciò che resta delle vostre case. Volete morire per un fantasma, o vivere per la vostra terra? —
Un mormorio si diffuse tra i ranghi nemici. Il capitano dei soldati, un uomo alto con una cicatrice che gli attraversava l'occhio, si sporse dalla roccia.
— Lord Rahl è stato ucciso da quell'uomo! — urlò indicando Richard. — Perché dovremmo ascoltare te, che cammini al suo fianco? —
— Perché io sono l'unica che può garantirvi il perdono! — rispose Rebekah senza esitazione. — Se attaccate ora, morirete tutti. Se vi ritirate e tornate alle vostre famiglie, giuro sul mio nome che il Cercatore non vi darà la caccia. Richard? —
Richard, colto di sorpresa ma comprendendo immediatamente la strategia, rinfoderò la spada. — Ha la mia parola. Non cerco vendetta contro chi depone le armi. —
L'aria era tesa, carica di elettricità. Cara stringeva le nocche fino a farle diventare bianche, pronta a scattare. Ma poi, lentamente, il capitano abbassò l'arco. Uno dopo l'altro, i soldati si ritirarono nell'ombra delle rocce, scomparendo silenziosamente.
Rebekah rimase immobile finché l'ultimo rumore di passi non svanì. Poi, si voltò verso il gruppo, il viso pallido ma l'espressione imperturbabile.
— Ecco il mio potere, Cara — disse con un filo di voce, passando accanto alla Mord-Sith. — Ho vinto una battaglia senza versare una goccia di sangue. Ti sembra ancora inutile? —
Cara non rispose. Rimase a fissare la schiena della figlia di Darken Rahl, sentendo per la prima volta un brivido di dubbio. Non era la magia di quella donna a essere pericolosa, né la sua discendenza. Era la sua mente. Rebekah non governava con la paura, ma con una comprensione chirurgica dell'animo umano.
— Non mi fido ancora di te — mormorò Cara, raggiungendola mentre riprendevano il cammino.
Rebekah accennò un sorriso, quasi divertita. — Bene. La fiducia è un lusso che non possiamo permetterci. Ma la sopravvivenza... quella è una necessità. E per ora, Cara, siamo dalla stessa parte. —
Mentre il sole iniziava a calare, proiettando lunghe ombre sulla strada verso la Pietra delle Lacrime, Cara osservò Rebekah camminare accanto a Richard e Kahlan. Per la prima volta, non vide l'ombra di Darken Rahl in lei. Vide qualcosa di nuovo, qualcosa di potenzialmente più potente e, in qualche modo, più inquietante: una Rahl che non aveva bisogno del terrore per regnare, ma solo della verità.
La strada era ancora lunga, e il Guardiano attendeva nell'oscurità, ma Richard sentì che, con Rebekah al loro fianco, forse avevano davvero una possibilità. Anche se il prezzo da pagare, alla fine, sarebbe stato più alto di quanto chiunque di loro potesse immaginare.
