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blue devils

Fandom: original work

Created: 7/28/2026

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L'Equilibrio del Vetro

Il corridoio centrale della Westbridge Academy non era un semplice passaggio tra le aule; era una passerella, un tribunale e un confessionale, tutto racchiuso tra pareti di marmo e armadietti in rovere scuro. L’aria profumava di cera per pavimenti costosa e di profumi francesi che avrebbero potuto pagare l’affitto di un trilocale in periferia. Al centro di questo ecosistema, Sienna Carter avanzava con la precisione di un metronomo.

Ogni suo passo era calcolato. La gonna a pieghe dell’uniforme era stirata al millimetro, i capelli biondi cadevano sulle spalle in onde che sembravano scolpite nel miele. Accanto a lei, Nathan Walker camminava con la rilassatezza di chi sa che il mondo gli appartiene per diritto di nascita. La sua mano sfiorava occasionalmente la schiena di Sienna, un gesto che per chiunque altro sarebbe stato affettuoso, ma che per loro era un marchio di proprietà, un simbolo di stabilità per il pubblico ministero che era il corpo studentesco.

— Hai visto l’ultimo post di @TheDevilKnows? — chiese Nathan, abbassando la voce mentre passavano davanti al gruppo del secondo anno, che si zittì immediatamente al loro passaggio.

Sienna non distolse lo sguardo dal fondo del corridoio. — Quello sul fondo fiduciario dei gemelli Harrington? Vecchia notizia, Nathan. Se quel profilo vuole mantenere la mia attenzione, dovrà impegnarsi di più.

— Dicono che stasera pubblicherà qualcosa di nuovo. Qualcosa su un "nuovo arrivo".

Sienna si fermò davanti al suo armadietto, digitando la combinazione con dita affusolate. — I nuovi arrivi sono raramente interessanti. Di solito sono solo figli di papà che cercano disperatamente di integrarsi comprando amicizie con i biglietti per la prima fila dei Knicks.

— Questa volta potrebbe essere diverso — mormorò Nathan, ma Sienna aveva già smesso di ascoltare.

Il motivo del suo disinteresse aveva un nome, un volto e, purtroppo, un talento che stava già facendo scricchiolare le fondamenta del suo regno. Riley Brooks.

Riley non era arrivata a Westbridge con il fragore di un’esplosione, ma con la silenziosa inesorabilità di una marea. Mentre le altre ragazze avrebbero venduto l’anima per un invito al tavolo di Sienna nella mensa, Riley si era seduta in fondo alla biblioteca con un libro di poesie e una mela, ignorando completamente la gerarchia sociale che governava l'istituto.

L'incontro ravvicinato avvenne nel pomeriggio, nella palestra della scuola, dove l'odore di sudore e lacca per capelli creava un'atmosfera carica di tensione agonistica. Le Blue Devils erano schierate. Sienna, al centro del campo, osservava le sue ragazze con l'occhio di un generale che non ammette diserzioni.

— La formazione a piramide deve essere perfetta per il rally di venerdì — dichiarò Sienna, la voce calma ma tagliente come un rasoio. — Se una di voi perde il tempo, l’intera squadra ne risente. E noi non siamo una squadra che "ne risente". Noi siamo l'eccellenza.

— Forse se la base fosse più fluida, il vertice non dovrebbe preoccuparsi tanto di cadere — disse una voce limpida dal fondo del gruppo.

Il silenzio che seguì fu quasi fisico. Le cheerleader si scostarono, aprendo un varco. Riley Brooks era lì, con la divisa da allenamento che le calzava a pennello, le braccia incrociate e un’espressione di pacata osservazione. Non c’era sfida nel suo tono, solo una logica disarmante.

Sienna inarcò un sopracciglio, un gesto che solitamente faceva scappare a gambe levate le matricole. — Riley, giusto? La nostra nuova aggiunta da Boston. Immagino che a Boston le basi siano "fluide". Qui a Westbridge, seguiamo le regole.

Riley fece un passo avanti, il suo passo leggero tradiva anni di ginnastica ad alto livello. — Le regole sono importanti, Sienna. Ma la fisica lo è di più. Se continui a irrigidire le spalle in quel modo durante il lancio, carichi tutto il peso sui polsi delle tue compagne. È inefficiente.

Sienna sorrise, ma il calore non raggiunse mai i suoi occhi azzurro ghiaccio. — Ti ringrazio per la lezione di biomeccanica. Ma finché io sono la capitana, la struttura rimane quella che ho deciso io. A meno che tu non voglia dimostrare che Boston produce qualcosa di meglio delle chiacchiere.

Riley non batté ciglio. Non c’era rabbia nel suo sguardo, solo una strana, irritante forma di divertimento. — Certo. Cosa vuoi che faccia?

— Il salto mortale all'indietro con avvitamento doppio. È il pezzo forte della nostra coreografia. Pochi ci riescono con la pulizia richiesta.

Sienna sapeva che era un azzardo. Era un movimento tecnico complesso, che richiedeva una coordinazione assoluta. Voleva vedere Riley fallire, voleva vedere quella maschera di calma incrinarsi sotto il peso dell'umiliazione.

Riley si tolse la felpa, rivelando spalle toniche e una postura che emanava disciplina. Prese una breve rincorsa, quasi senza sforzo. Il suo corpo si staccò da terra in una parabola perfetta. Sembrò sospesa in aria per un istante eterno, ruotando con una grazia che fece trattenere il respiro a tutti i presenti. Atterrò senza un rumore, le ginocchia ammortizzarono l'impatto e si rialzò immediatamente, senza nemmeno un capello fuori posto.

— Così va bene? — chiese Riley, con la stessa naturalezza con cui si ordina un caffè.

La Coach Bennett, che era rimasta a osservare dall'angolo, fischiò con approvazione. — Eccellente, Brooks. Veramente eccellente. Carter, metti Riley in prima linea con te. Dividerete il centro della formazione.

Sienna sentì una fitta di freddo al petto. Il centro era suo. Era sempre stato suo. — Coach, con tutto il rispetto, la chimica della squadra...

— La chimica si costruisce, Sienna — la interruppe la Coach. — E con due talenti come i vostri, questa squadra diventerà imbattibile. Fine della discussione. Riprendiamo tra cinque minuti.

Le ragazze si dispersero verso le borracce, bisbigliando eccitate. Sienna rimase ferma al centro del tappeto, le nocche bianche per quanto stringeva i pugni. Riley le si avvicinò, prendendo un asciugamano.

— Hai una tecnica incredibile, Sienna — disse Riley, senza traccia di sarcasmo. — Ma sei troppo tesa. Se continui così, finirai per farti male o per odiare quello che fai.

Sienna si voltò verso di lei, gli occhi che mandavano scintille. — Non hai la minima idea di cosa io faccia o di cosa io provi. Pensi che basti arrivare qui con il tuo cognome altisonante e un paio di salti ben riusciti per capire come funziona Westbridge?

Riley la guardò fisso negli occhi. Non c’era paura, non c’era sottomissione. C’era una comprensione profonda che Sienna trovò terrificante. — Il mio cognome non mi definisce, e non dovrebbe definire nemmeno te. E per la cronaca, non sono qui per il tuo trono, Sienna. Non mi piacciono le altezze che dipendono dal calpestare gli altri.

— Allora perché sei qui, Riley? — sibilò Sienna, avvicinandosi. — Boston non era abbastanza grande per te? O forse sei scappata perché qualcuno ha scoperto cosa nascondi dietro questa facciata da ragazza perfetta e umile?

Il volto di Riley rimase impassibile, ma per un brevissimo istante, quasi impercettibile, le sue pupille si dilatarono. Fu un lampo, un segnale di fumo in una foresta buia, ma Sienna lo colse. Aveva colpito un nervo scoperto.

— Tutti scappiamo da qualcosa, Sienna — rispose Riley con voce bassa e ferma. — Alcuni scappano da un passato che li spaventa, altri da un presente che li soffoca. Chiediti a quale categoria appartieni, prima di cercare i miei segreti.

Riley si voltò e si allontanò, lasciando Sienna sola nel cerchio di luce della palestra.

Più tardi quella sera, Sienna sedeva nella sua camera da letto, una stanza che sembrava uscita da una rivista di design, ma che le dava la sensazione di una gabbia dorata. Il suo telefono vibrò sul copriletto di seta.

Una notifica di Instagram. @TheDevilKnows aveva postato.

Sienna sbloccò lo schermo con dita tremanti. La foto era sfocata, scattata da lontano: ritraeva una ragazza davanti a un edificio di mattoni rossi a Boston, con un’espressione di puro terrore sul volto. La didascalia recitava:

“Tutti pensano che la nuova arrivata sia un angelo sceso in terra. Ma anche gli angeli cadono, e a volte lo fanno perché hanno spinto qualcun altro giù dal cornicione. Cosa è successo davvero quella notte alla Phillips Academy, Riley? Il passato ha le gambe lunghe, e io sto correndo più veloce di te. #WestbridgeSecrets #TheDevilKnows #BostonMystery”

Sienna rilesse il post tre volte. Un brivido di trionfo le percorse la schiena, ma fu subito sostituito da un senso di inquietudine. Guardò la sua immagine riflessa nella specchiera: la ragazza perfetta, la regina senza macchia.

Sapeva che avrebbe dovuto usare quelle informazioni. Avrebbe dovuto distruggere Riley prima che Riley potesse minare la sua autorità. Era così che funzionava a Westbridge. Era così che i suoi genitori le avevano insegnato a sopravvivere: colpisci per prima, colpisci più forte.

Eppure, le parole di Riley in palestra continuavano a risuonarle in testa: “Alcuni scappano da un presente che li soffoca.”

Sienna si sdraiò sul letto, fissando il soffitto affrescato. Il cellulare vibrò di nuovo. Un messaggio di Nathan.

“Hai visto il post? È incredibile. Domani a scuola sarà un inferno per lei. Ci vediamo alle 8?”

Sienna non rispose. Per la prima volta nella sua vita, la prospettiva di una vittoria sociale le sembrava cenere in bocca. C’era qualcosa in Riley, una scintilla di autenticità che Sienna non aveva mai osato permettersi, che la attraeva e la respingeva allo stesso tempo.

Il giorno dopo, l’atmosfera alla Westbridge era elettrica. I sussurri seguivano Riley come una scia tossica. Ogni volta che passava, i telefoni venivano sollevati, le risatine soffocate riempivano l’aria. Riley camminava a testa alta, ma Sienna notò la rigidità della sua mascella, il modo in cui le sue mani stringevano le cinghie dello zaino fino a far diventare bianche le nocche.

Durante l'ora di pranzo, Riley si sedette al suo solito tavolo isolato. In pochi istanti, un gruppo di ragazzi della squadra di lacrosse, guidati da un Nathan visibilmente divertito, si avvicinò a lei.

— Ehi, Brooks! — esclamò Nathan, appoggiando una mano sul tavolo. — Com'è l'aria lassù sul cornicione? È vero che a Boston ti chiamano "l'angelo della morte"?

Riley non alzò lo sguardo dal suo libro. — Nathan, immagino che leggere quel profilo sia l'attività più intellettualmente stimolante della tua giornata, ma ti pregherei di lasciarmi mangiare in pace.

— Oh, andiamo, non fare la modesta ora — intervenne un altro ragazzo. — Vogliamo sapere i dettagli. Chi hai spinto? O sei stata tu a saltare e sei atterrata sui piedi come in palestra?

La cerchia si stringeva. Il bullismo a Westbridge non era mai fisico, era una pressione psicologica costante, un isolamento programmato. Riley era sola, e per la prima volta, la sua sicurezza sembrava vacillare.

Sienna osservava la scena dall'altra parte della mensa. Le sue "ancelle", come le chiamava segretamente, stavano ridendo, aspettando che lei facesse il commento finale, il colpo di grazia che avrebbe sancito l'esilio sociale di Riley.

Sienna si alzò. Il silenzio si diffuse a macchia d'olio nella sala. Tutti si aspettavano che si unisse al cerchio, che usasse la sua lingua affilata per porre fine alla breve parabola di Riley Brooks a Westbridge.

Camminò con eleganza verso il tavolo, lo sguardo fisso su Nathan. Quando lo raggiunse, lui le fece spazio con un sorriso arrogante.

— Ecco la regina — disse Nathan. — Dille qualcosa, Sienna. Mettila al suo posto.

Sienna guardò Riley. La ragazza di Boston alzò finalmente gli occhi, e per un secondo, le due si guardarono senza filtri. Negli occhi di Riley non c’era supplica, solo una stanca accettazione.

Sienna si voltò verso Nathan. — Nathan, smettila. Sei patetico.

Il sorriso di Nathan svanì. — Cosa?

— Ho detto di smetterla — ripetette Sienna, la voce ferma e chiara, udibile in tutta la mensa. — Credere a un account anonimo che vive di pettegolezzi da quattro soldi è al di sotto della dignità di chiunque in questa stanza. O almeno, di chiunque abbia un cervello.

— Ma Sienna, è @TheDevilKnows... non sbaglia mai — protestò una delle sue amiche.

— Anche un orologio rotto segna l'ora giusta due volte al giorno — ribatté Sienna, con un tono che non ammetteva repliche. — Nathan, torna al tuo tavolo. Adesso.

Nathan, confuso e stordito dal tradimento pubblico, mormorò qualcosa e si allontanò, seguito dal resto del gruppo. La mensa tornò lentamente a un brusio normale, anche se gli sguardi rimanevano incollati su di loro.

Sienna rimase in piedi davanti a Riley. Non disse nulla per lunghi istanti. Poi, con un gesto deliberato, si sedette di fronte a lei.

Riley la osservò con sospetto. — Perché l'hai fatto? Non mi serve il tuo aiuto, Sienna. E non mi serve la tua pietà.

Sienna prese una mela dal vassoio di Riley e iniziò a giocherellarci. — Non è pietà, Riley. È che detesto quando le persone usano strumenti così rozzi per abbattere qualcuno. Se qualcuno deve distruggerti, preferirei essere io a farlo, con le mie mani, non un codardo dietro uno schermo.

Riley abbozzò un sorriso amaro. — È la cosa più gentile e allo stesso tempo più terribile che qualcuno mi abbia mai detto.

— Benvenuta a Westbridge — rispose Sienna, posando la mela. — Qui la gentilezza è solo una forma più sofisticata di guerra.

— E allora perché sederti qui? — chiese Riley, abbassando la voce. — Ora @TheDevilKnows prenderà di mira anche te. Diranno che stai proteggendo una potenziale criminale. La tua reputazione...

— La mia reputazione è costruita sul marmo, Riley. Può reggere qualche graffio — Sienna si sporse in avanti, il suo sguardo divenne improvvisamente serio. — Ma non pensare che questo ci renda amiche. Voglio sapere cosa è successo a Boston. Non perché voglia usarlo contro di te, ma perché non sopporto di non avere il controllo sulle informazioni che circolano nella mia scuola.

Riley sospirò, chiudendo il libro. — Quello che è successo a Boston non è quello che pensano tutti. Non ho spinto nessuno. Ma sono stata io a prendermi la colpa per proteggere qualcuno che non poteva permettersi uno scandalo. E ora, quel segreto è l'unica cosa che mi è rimasta della mia vecchia vita.

Sienna la studiò. Vide la stanchezza dietro la forza, vide il peso di un sacrificio che lei stessa, forse, non sarebbe mai stata capace di compiere.

— Proteggere qualcuno è una debolezza, in questo posto — disse Sienna, alzandosi. — Ma è anche l'unica cosa che ti rende diversa da tutti questi automi.

Mentre Sienna si allontanava, sentì il suo telefono vibrare. Un nuovo messaggio da un numero sconosciuto.

“Attenta, Sienna. Giocare con il fuoco è divertente finché non ti accorgi che la tua corona è fatta di cera. Riley Brooks è solo l'inizio. Il diavolo sa anche cosa nascondi nel tuo armadio... o dovremmo dire, nella cassaforte di tuo padre?”

Sienna strinse il telefono così forte che le nocche le dolsero. Il gioco era cambiato. Non era più una questione di popolarità o di chi sedeva al centro della piramide.

Si voltò un'ultima volta a guardare Riley, che era tornata a leggere, apparentemente imperturbabile. Sienna capì in quel momento che Riley Brooks non era una minaccia per il suo potere, ma qualcosa di molto più pericoloso: era uno specchio. E Sienna non era affatto sicura di voler vedere cosa rifletteva.

La battaglia per l'anima della Westbridge Academy era appena iniziata, e le linee del fronte erano state tracciate non con l'odio, ma con la complicità inaspettata di due ragazze che avevano tutto da perdere e nulla da confessare.

Mentre usciva dalla mensa, Sienna incrociò lo sguardo di Nathan. Lui cercò di scusarsi, di dire qualcosa, ma lei lo ignorò completamente. Nathan faceva parte del passato, di un ordine sociale che stava iniziando a sgretolarsi.

Riley, invece, era il futuro. Un futuro incerto, misterioso e terribilmente affascinante.

Sienna sorrise tra sé, un sorriso vero, per una volta. Se il diavolo sapeva tutto, allora era il momento di dare al diavolo qualcosa di cui valesse la pena scrivere. E lei e Riley avrebbero dato spettacolo.

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