
the one for me
Fandom: fourth wing
Created: 9/5/2026
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Il Peso dell'Aria e il Graffio del Ghiaccio
Il vento di Aretia non era come quello di Basgiath. Qui, tra le vette frastagliate delle Montagne Roscari, l’aria aveva un sapore diverso: sapeva di neve antica, di pino e di una libertà che somigliava terribilmente a una condanna a morte.
Elara Valeryth scostò una ciocca di capelli biondi che il vento le aveva schiacciato contro il viso, osservando il cortile d'allenamento sottostante. I suoi occhi marrone chiaro, solitamente calmi e analitici come quelli di un generale veterano, erano ridotti a due fessure sottili. Non aveva bisogno di guardare oltre il parapetto per sapere che la tensione stava salendo; la percepiva sulla pelle. La pressione atmosferica attorno a lei vibrava, mutando impercettibilmente ogni volta che un cadetto imprecava o un grifone batteva le ali in segno di impazienza.
«Quella creatura è irritante quanto una pulce su una squama ventrale», la voce di Astraevyn risuonò nella mente di Elara, profonda e vibrante come un tuono lontano.
Elara volse lo sguardo verso la sua dragonessa. Astraevyn era una visione di pura potenza distruttrice: le sue scaglie nere, screziate di blu e argento, brillavano sotto il sole pallido di Aretia. I suoi occhi ambra osservavano con palese disprezzo la figura snella che si muoveva con studiata eleganza poco distante da Violet.
— Non hai torto, Astraevyn — mormorò Elara a mezza voce, accarezzando distrattamente il pugnale che portava al fianco. — Ma dobbiamo farcela piacere. O almeno dobbiamo evitare di incenerirla prima che la guerra inizi davvero.
«Io non devo fare nulla, piccola umana. Se dovesse allungare troppo gli artigli verso di te, le ricorderò perché la mia stirpe domina i cieli da prima che i suoi antenati imparassero a scheggiare la pietra.»
Elara sorrise amaramente. Il legame con Astraevyn era la sua ancora, ma anche la fonte di una forza che a volte faticava a contenere. Mentre scendeva le scale di pietra per raggiungere il resto della Quarta Ala, sentì la pressione cambiare di nuovo. Un addensamento improvviso, un’ondata di ostilità che non proveniva dagli elementi, ma da una persona.
Catriona Cordella era ferma al centro del gruppo, le braccia incrociate e un’espressione di studiata noia che non riusciva a nascondere il veleno nei suoi occhi. Attorno a lei, l’atmosfera era gelida. Rhiannon stava sussurrando qualcosa all'orecchio di Violet, mentre Ridoc, con la sua solita mancanza di filtri, non si disturbava nemmeno a abbassare il volume.
— Dico solo che se i grifoni sono così intelligenti, dovrebbero insegnare ai loro cavalieri un po' di buone maniere — stava dicendo Ridoc, scambiando un’occhiata d’intesa con Sawyer. — O forse è un requisito per cavalcarli? Bisogna essere acidi come latte scaduto al sole?
Violet cercò di trattenere un sorriso, ma il suo sguardo tradiva la stanchezza. Elara si avvicinò, sentendo il calore familiare della presenza di Violet. Erano cresciute insieme nei corridoi del potere di Navarre, ma il loro legame si era forgiato nel sangue e nel segreto. Per Elara, Violet non era solo la figlia della Generale Sorrengail o la cavalcatrice di Tairn; era la sorella che si era scelta.
— Buongiorno a tutti — disse Elara, la sua voce calma che agiva come un stabilizzatore sulla pressione dell'aria circostante.
Cat si voltò lentamente, i suoi occhi che scansionavano Elara con una precisione chirurgica. — Ah, ecco la protettrice. La nobile Valeryth è venuta a controllare che nessuno faccia del male alla sua preziosa amica?
Elara non batté ciglio. La sua famiglia le aveva insegnato che la vera forza non ha bisogno di gridare. — Sono venuta per l'addestramento, Cat. Qualcosa che sembri aver dimenticato, visto che passi più tempo a parlare che a impugnare un'arma.
Un coro di "uhhh" soffocati si levò dai cadetti del primo anno che stavano assistendo alla scena. Cat fece un passo avanti, il mento sollevato. — Oh, io so benissimo come usare le mie armi. E non tutte sono fatte di acciaio, Elara. Alcune persone ottengono ciò che vogliono con la forza bruta, altre con la manipolazione. Tu, con quel tuo potere invisibile... mi chiedo quanto di te sia reale e quanto sia solo aria compressa.
Elara sentì un formicolio alle dita. Senza nemmeno pensarci, strinse la presa sulla pressione intorno a Cat. Non fu un attacco, solo un leggero aumento del peso dell'aria, quanto bastava per far sentire alla flier che l'ossigeno si stava facendo più denso, più difficile da reclamare.
Cat sussultò impercettibilmente, i suoi occhi si spalancarono per un istante prima di tornare a essere due fessure gelide.
— Basta così — intervenne Violet, mettendosi tra le due. — Dobbiamo allenarci come una squadra. Xaden è stato chiaro. Se non riusciamo a collaborare qui, moriremo là fuori.
— Collaborare con lei? — sbuffò Cat, indicando Elara. — È un cane da guardia fedele. Farebbe qualsiasi cosa le venisse ordinato, purché provenga da una Sorrengail o da un Riorson.
— La mia lealtà non è in discussione — ribatté Elara, la sua voce che ora vibrava di una minaccia sottile. — Ma la tua utilità sì. Se non riesci a tenere il passo durante le manovre aeree di oggi, Astraevyn non si farà scrupoli a lasciarti indietro. E credimi, non le piace dover rallentare per chi non sa stare al mondo.
Astraevyn, come a sottolineare le parole della sua cavaliera, emise un ruggito dal picco dove era appollaiata, un suono che fece tremare le vetrate della sala comune vicina. Le sue ali si aprirono parzialmente, oscurando il sole per un istante, proiettando un'ombra massiccia proprio sopra Cat.
La flier impallidì leggermente, ma non distolse lo sguardo. — I draghi sono creature arroganti. Proprio come i loro cavalieri.
L'addestramento aereo fu un disastro controllato. Il compito era semplice: una formazione mista di rider e flier doveva intercettare un bersaglio immaginario tra le gole strette a nord di Aretia. Ma la comunicazione tra le due fazioni era quasi inesistente.
Elara era in sella ad Astraevyn, sentendo ogni muscolo della dragonessa muoversi in sincronia con i propri. Grazie al suo signet, Elara poteva percepire le correnti d'aria prima ancora che colpissero le ali di Astraevyn. Poteva sentire il vuoto di pressione creato dal grifone di Cat che volava troppo vicino alla loro ala destra.
— È instabile — gridò Elara nel vento, la voce potenziata dal legame magico affinché Cat potesse sentirla. — La tua traiettoria è sporca, Cordella! Spostati a ore tre o la turbolenza ti butterà giù!
— Non dirmi come volare, Valeryth! — rispose la voce gracchiante di Cat attraverso il dispositivo di comunicazione magica. — Il mio grifone gestisce queste correnti meglio di quel tuo lucertolone troppo cresciuto!
Elara imprecò tra i denti. — Astraevyn, portaci più in alto.
«Con piacere. L'odore di quel pennuto mi sta facendo venire il mal di testa», rispose la dragonessa.
Con un battito d'ali che avrebbe schiacciato un uomo comune, Astraevyn si impennò. Elara manipolò la pressione sotto le ali della dragonessa, creando un cuscinetto d'aria compressa che le permise di scattare verso l'alto con una velocità innaturale. Fu un movimento fluido, letale, che lasciò Cat e il suo grifone a ondeggiare nel vuoto lasciato dal loro passaggio.
Ma poi, il disastro accadde. Una raffica improvvisa, una di quelle correnti traditrici che solo le Roscari sapevano generare, colpì il fianco della gola. Il grifone di Cat, già sbilanciato dalla manovra di Elara, fu spinto violentemente contro la parete di roccia.
Un grido strozzato risuonò nel legame. Elara vide il grifone perdere quota, un'ala che batteva a vuoto mentre Cat lottava disperatamente per riprendere il controllo.
— Cat! — urlò Violet dal suo posto su Tairn, più avanti nella formazione.
Elara non pensò. Non ebbe tempo per l'antipatia, per le battute di Ridoc o per l'orgoglio dei Valeryth. Agì e basta.
Spazzò via la pressione atmosferica davanti ad Astraevyn per eliminare ogni resistenza e poi, con un urlo di sforzo, proiettò la sua volontà verso il basso. Concentrò tutta la sua energia per creare una bolla di altissima pressione proprio sotto il grifone che precipitava.
Il suo corpo reagì immediatamente allo stress. Una fitta lancinante le trafisse le tempie, come se qualcuno le stesse piantando dei chiodi nel cranio. Il sangue iniziò a colare dal suo naso, caldo e metallico, ma Elara non mollò la presa.
"Reggi... reggi..." implorò mentalmente.
L'aria sotto il grifone divenne solida come cemento. La creatura rimbalzò quasi contro quel muro invisibile, guadagnando quei pochi secondi necessari a Cat per stabilizzare la picchiata e riprendere il volo, evitando lo schianto contro le rocce appuntite per una manciata di metri.
Astraevyn ruggì, un suono di puro sforzo mentre virava per tornare verso la compagna. Elara sentì il mondo girare. La vista le si appannò, i bordi del campo visivo si tinsero di nero.
«Elara! Fermati, mi stai lacerando il petto!», gridò Astraevyn. Il potere del cavaliere rifletteva sempre sul drago, e lo sforzo di Elara stava mettendo a dura prova anche la maestosa creatura.
Elara rilasciò la pressione. Il contraccolpo fu violento. Crollò in avanti sul collo di Astraevyn, le mani che artigliavano le squame gelide. Il respiro le arrivava a fischi brevi e dolorosi.
Quando tornarono alla base, il silenzio era pesante. Cat scese dal suo grifone con le gambe tremanti, ma il suo viso era una maschera di furia e vergogna.
Elara cercò di scendere da Astraevyn, ma le ginocchia le cedettero non appena toccò terra. Fu Rhiannon a prenderla al volo, mentre Violet correva verso di lei con un'espressione terrorizzata.
— Elara! Per gli dei, guardati, stai sanguinando ovunque — esclamò Violet, strappando un pezzo della propria tunica per pulirle il viso.
— Sto... sto bene — gracchiò Elara, anche se il dolore dietro gli occhi le suggeriva il contrario. — Solo un po' di... sovra-pressione.
Cat si avvicinò. Il gruppo si fece rigido. Ridoc si mise davanti a Elara, lo sguardo insolitamente serio. — Se hai intenzione di dire un'altra delle tue stronzate, Cordella, ti consiglio di farlo mentre voli via da qui.
Cat ignorò Ridoc, fissando dritto Elara. Per un lungo istante, le due donne si guardarono. Non c'era gratitudine negli occhi di Cat, non ancora. C'era qualcosa di più complesso: il riconoscimento di un debito che non avrebbe mai voluto contrarre.
— Perché l'hai fatto? — chiese Cat, la voce bassa. — Avresti potuto lasciarmi cadere. Avresti potuto dire che era stato il vento. Violet sarebbe stata più sicura, Xaden non avrebbe avuto distrazioni... sarebbe stato meglio per tutti voi.
Elara si sollevò a fatica, appoggiandosi alla spalla di Rhiannon. Guardò Cat negli occhi, ignorando il dolore pulsante nella testa.
— Perché sei nella mia squadra — rispose Elara con fermezza. — E i Valeryth non abbandonano i loro compagni, non importa quanto siano insopportabili. Se vuoi morire, Cat, fallo in battaglia contro i Venin, non perché sei troppo orgogliosa per ammettere che non sai leggere una corrente d'aria.
Astraevyn atterrò pesantemente dietro di loro, sollevando una nuvola di polvere. La dragonessa abbassò il muso enorme, arrivando a pochi centimetri dal volto di Cat. Le sue narici si dilatarono, espellendo un soffio di vapore caldo che odorava di ozono e zolfo.
«Ascoltami bene, piccola umana senza ali», la voce di Astraevyn non era solo nella testa di Elara, ma sembrava vibrare nell'aria stessa, udibile come un sussurro sinistro per tutti i presenti. «La mia cavaliera ha rischiato la sua vita per la tua. Se oserai mancarle di rispetto ancora una volta, o se la tua presenza causerà altro dolore al suo corpo, non ci sarà pressione o vento che potrà salvarti dalla mia ira. Ti mangerò prima ancora che tu possa invocare il tuo ridicolo grifone.»
Cat fece un passo indietro, visibilmente scossa. Non aveva mai sentito un drago parlare con tale chiarezza, con tale ferocia protettiva verso qualcuno che non fosse il proprio legame.
Violet guardò Elara, poi Cat, e infine la dragonessa. — Credo che l'addestramento per oggi possa finire qui.
Mentre Rhiannon e Sawyer aiutavano Elara a dirigersi verso l'infermeria, Ridoc si avvicinò a Cat, che era rimasta immobile a fissare il punto dove Astraevyn l'aveva minacciata.
— Ehi, Cordella — disse Ridoc con un sorrisetto sghembo. — Un consiglio amichevole. La prossima volta che vuoi fare la difficile, ricorda che Elara può letteralmente farti esplodere i polmoni senza muovere un dito. E il suo drago... beh, direi che non sei nella sua lista dei regali di Natale.
Cat non rispose. Rimase a guardare la schiena di Elara, la ragazza bionda che camminava a fatica ma con la schiena dritta, sorretta dai suoi amici.
Nella mensa, più tardi quella sera, l'atmosfera non era cambiata molto. Il gruppo della Quarta Ala occupava il solito tavolo.
— Comunque — esordì Sawyer, addentando un pezzo di pane — quella manovra è stata incredibile. Non ho mai visto nessuno manipolare l'aria in quel modo. Sembrava che il cielo si fosse solidificato.
— È stato stupido — ribatté Elara, che ora aveva una benda pulita sul naso e una tazza di infuso caldo tra le mani. — Ho rischiato di svenire in volo. Astraevyn mi ha dato dell'idiota per tre ore filate.
«Quattro», corresse la dragonessa nella sua mente. «E sto ancora contando.»
— Ma l'hai salvata — disse Violet, posandole una mano sul braccio. — Nonostante tutto.
— L'ho salvata perché abbiamo bisogno di ogni singola spada e di ogni singolo grifone — rispose Elara, anche se il suo sguardo vagò verso l'angolo buio della sala dove Cat sedeva da sola. — Ma non aspettatevi che iniziamo a scambiarci i braccialetti dell'amicizia.
Proprio in quel momento, Cat si alzò e camminò verso il loro tavolo. Il silenzio calò istantaneamente. Ridoc smise di masticare, pronto a scattare.
Cat si fermò davanti a Elara. Non c'era il solito sorrisetto di scherno. Sembrava... stanca.
— Valeryth — disse, la voce ferma. — Domani mattina. All'alba. Nel cortile.
Elara sollevò un sopracciglio. — Vuoi un altro round?
— Voglio che mi insegni a leggere le correnti di questa maledetta gola — disse Cat, le parole che sembravano costarle una fatica immensa. — Se devo volare nella tua squadra, non permetterò che tu debba rischiare di nuovo di morire per la mia incompetenza.
Elara la studiò per un lungo istante. La pressione nell'aria tra loro era ancora tesa, ma non era più ostile. Era... carica di una nuova possibilità.
— All'alba, Cordella — rispose Elara. — E porta il tuo grifone. Astraevyn ha detto che se non impari a volare dritto, inizierà a usarti come bersaglio per le esercitazioni di puntamento.
Cat accennò un quasi invisibile movimento delle labbra, qualcosa che somigliava a un sorriso di sfida. — Che ci provi pure.
Mentre Cat si allontanava, Ridoc scosse la testa. — Beh, questo è stato... strano.
— È l'inizio — disse Violet a bassa voce, guardando Elara.
Elara annuì, sentendo il calore dell'infuso e la presenza rassicurante di Astraevyn nella sua mente. La guerra stava arrivando, e il peso di Navarre era sulle loro spalle. Ma forse, in mezzo a quel caos di pressione e ghiaccio, stavano imparando che l'unico modo per non essere schiacciati era restare uniti.
«Non mi piace comunque», brontolò Astraevyn, acciambellandosi nella sua grotta. «Ma ammetto che ha del fegato. Per essere un'umana, intendo.»
Elara sorrise, chiudendo gli occhi. Per una notte, la pressione era quella giusta.
