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Fandom: Harry Potter

Created: 9/7/2026

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RomanceFluffHumorFantasySlice of LifeCanon SettingCharacter Study
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Inchiostro, Pergamene e Piani Inclinati

Il castello di Hogwarts, nel mese di novembre, somigliava a un gigante di pietra che cercava di trattenere il respiro contro il gelo delle Highlands. Lucia Scamander stringeva i suoi libri al petto, camminando con passo deciso verso la biblioteca. Il rumore dei suoi stivali sul pavimento di pietra cadenzava i suoi pensieri, che in quel momento erano tutt’altro che benevoli.

— È un’ingiustizia — mormorò tra sé, scostando una ciocca di capelli castani che le era sfuggita dalla coda bassa. — Un’assoluta, totale perdita di tempo.

Lucia amava la Storia della Magia. Trovava che le date delle rivolte dei folletti e i trattati di pace tra maghi e centauri fossero il tessuto stesso della realtà. Era una Corvonero fiera delle sue origini babbane, convinta che la conoscenza fosse l’unica vera magia in grado di cambiare il mondo. Ma la professoressa Rüf, o meglio, la sua insistente richiesta tramite la McGranitt, l’aveva incastrata in un compito ingrato: fare da tutor a uno degli studenti più indisciplinati, irritanti e — a suo dire — intellettualmente pigri della scuola.

Fred Weasley.

Non appena varcò la soglia della biblioteca, lo vide. Era seduto a uno dei tavoli in fondo, circondato da fogli di pergamena appallottolati e quello che sembrava essere un set di Caccole di Nasello camuffate da caramelle. George non c’era, il che era già un piccolo miracolo, ma Fred bastava a riempire la stanza con la sua presenza caotica. I suoi capelli rossi e ricci erano più spettinati del solito e un sorriso sghembo gli illuminò il volto non appena la vide arrivare.

— Oh, guarda chi c’è. La nostra enciclopedia vivente preferita — esclamò Fred a voce troppo alta, guadagnandosi un’occhiata micidiale da Madama Pince.

Lucia sbatté i libri sul tavolo con un tonfo secco. — Siediti dritto, Weasley. E metti via quella roba illegale. Abbiamo solo due ore e tu sei indietro di tre secoli di programma.

Fred ridacchiò, appoggiando la schiena alla sedia con una noncuranza che le faceva prudere le mani. — Dai, Luce. Chi ha bisogno di sapere cosa ha fatto Emeric il Malvagio nel 1200 quando posso far apparire dei fuochi d’artificio commestibili? La storia è noiosa. È morta. Proprio come il professore che la insegna.

— La storia è identità, Fred — ribatté lei, aprendo il pesante volume di Storia della Magia di Bathilda Bathshot. — E se non superi questo M.A.G.O., tua madre probabilmente userà la tua testa come decorazione per il giardino di casa vostra. La McGranitt è stata chiara: o studi, o niente allenamenti di Quidditch per il resto del mese.

Il sorriso di Fred vacillò appena. Il Quidditch era il suo punto debole. Si sporse in avanti, incrociando le braccia sul tavolo. I suoi occhi castani, solitamente pieni di scherno, brillarono di una luce diversa, più intensa.

— Sei spietata, Scamander. Davvero spietata. È per questo che non hai mai un appuntamento? Troppo impegnata a contare le vertebre dei giganti del quattordicesimo secolo?

Lucia sentì il sangue salirle alle guance, ma mantenne lo sguardo fisso sul libro. — Sono troppo impegnata a assicurarmi un futuro che non preveda la vendita di scherzi magici in un vicolo buio. Ora, apri a pagina trecentonovantaquattro. Parleremo della Convenzione dei Maghi del 1289.

Le prime due settimane furono un inferno. Fred non riusciva a stare fermo per più di dieci minuti. Disegnava caricature dei professori sui margini delle pergamene di Lucia, cercava di convincerla a testare prototipi di "Pasticche Vomitose" e non perdeva occasione per stuzzicarla sulle sue origini babbane, non con cattiveria, ma con quella curiosità infantile che a volte lei trovava persino più irritante del pregiudizio puro.

— Quindi, fammi capire — disse Fred un pomeriggio, facendo ruotare la piuma tra le dita lunghe e sporche d’inchiostro. — I babbani non hanno le bacchette, quindi usano dei tubi di metallo per chiamarsi a distanza? E li chiamano "telefoni"? Perché non mandano un gufo? È molto più dignitoso.

Lucia sospirò, posando la penna. — Perché i gufi babbani non consegnano lettere, Fred. E i telefoni sono istantanei. Non devi aspettare tre giorni perché un uccello decida di non farsi mangiare da un falco pellegrino lungo il tragitto.

— Pigri — sentenziò lui con un ghigno. — Voi babbani siete pigri.

— E voi maghi siete arroganti — replicò lei, ma stavolta c’era meno veleno nella voce.

Con il passare dei giorni, qualcosa iniziò a cambiare. Lucia si rese conto che Fred non era affatto stupido. Al contrario, possedeva una mente rapida, capace di collegamenti laterali che lei stessa non avrebbe mai considerato. Quando smetteva di fare il pagliaccio, riusciva a comprendere le dinamiche politiche tra le nazioni magiche con una lucidità sorprendente. E Fred, dal canto suo, iniziò a notare come gli occhi color nocciola di Lucia si illuminassero quando spiegava un concetto difficile, e come la sua serietà non fosse una corazza di noia, ma di passione.

Una sera, mentre fuori infuriava una tempesta di neve che scuoteva le vetrate della biblioteca, Fred rimase in silenzio per un tempo insolitamente lungo. Lucia stava rileggendo un suo saggio sulla caccia alle streghe nel diciassettesimo secolo.

— Sai — disse Fred all’improvviso, la voce bassa e priva della solita ironia. — George pensa che io stia perdendo tempo. Dice che dovrei concentrarmi sul negozio, che studiare queste cose non ci serve a nulla.

Lucia sollevò lo sguardo. Era la prima volta che Fred parlava del fratello in termini che non fossero legati a uno scherzo o a una battuta.

— E tu cosa ne pensi? — chiese lei, chiudendo il libro.

Fred si strinse nelle spalle, giocherellando con l'orlo del suo maglione color bordeaux, chiaramente fatto a mano da sua madre. — Penso che... forse non voglio essere solo "uno dei gemelli". Forse voglio sapere delle cose che lui non sa. Forse mi piace stare qui.

Il silenzio che seguì non fu imbarazzante, ma carico di una tensione nuova. Lucia sentì il cuore accelerare.

— Ti piace stare qui — ripeté lei con un mezzo sorriso — o ti piace tormentarmi?

Fred sollevò lo sguardo e, per la prima volta, non c’era traccia di sfida. — Entrambe le cose. Ma soprattutto la seconda. Hai una ruga che ti compare tra le sopracciglia quando ti arrabbi, Scamander. È terribilmente divertente.

— Sei un idiota, Weasley — disse lei, ma stava sorridendo.

— Sì, ma sono il tuo idiota per le prossime tre ore — ribatté lui, allungando una mano sul tavolo.

Le sue dita sfiorarono quelle di Lucia, quasi per caso, mentre cercava di riprendere la sua piuma. La ragazza non ritrasse la mano. Sentì il calore della pelle di lui, ruvida per via dei piccoli esperimenti e dei lavori manuali, contro la propria. Fu un contatto breve, ma elettrico.

— Lucia — disse lui, usando il suo nome di battesimo per la prima volta. — Se prendo "Oltre ogni previsione" all’esame, mi permetterai di portarti ai Tre Manici di Scopa? Niente libri, niente date, niente rivolte di folletti. Solo burrobirra e... beh, me.

Lucia lo guardò fisso negli occhi. Vide il rosso dei suoi capelli contro la luce fioca delle candele, vide la sincerità che cercava di nascondere dietro quel solito sorrisetto.

— Weasley, se prendi "Oltre ogni previsione" in Storia della Magia, sarà un miracolo che richiederà un capitolo intero nei libri di storia — rispose lei, cercando di mantenere un tono distaccato. — Ma... accetto la sfida.

Fred si illuminò. — Preparati, Scamander. Sto per diventare il più grande esperto di storia che questa scuola abbia mai visto. George non saprà cosa lo ha colpito.

Nelle settimane successive, il cambiamento fu evidente a tutti. Fred Weasley non saltava più una sessione di studio. Anzi, spesso arrivava in anticipo, portando con sé qualche dolcetto rubato dalle cucine per Lucia. Lei, dal canto suo, aveva smesso di portare i libri più pesanti, preferendo appunti scritti a mano che Fred conservava con una cura quasi sospetta.

Il confine tra odio e qualcos'altro si era fatto così sottile da diventare invisibile.

Un pomeriggio, mentre stavano ripassando lo Statuto Internazionale di Segretezza del 1692, Fred interruppe la spiegazione di Lucia mettendole un dito sulle labbra.

— Zitta un secondo — sussurrò.

— Cosa c’è? Un altro scherzo? — chiese lei contro le sue dita, sentendo un brivido correrle lungo la schiena.

— No — disse lui, avvicinandosi. — È che stavo pensando a una cosa. La storia è importante, certo. Ma il presente non è male.

Prima che Lucia potesse rispondere, Fred si sporse oltre il tavolo. Fu un bacio rapido, che sapeva di cannella e di inchiostro, un bacio che aveva il sapore di tutte le discussioni, le battute e le ore passate a studiarsi a vicenda tra le righe di un libro.

Quando si staccarono, Lucia era senza fiato. I suoi occhi nocciola erano spalancati, le guance arrossate.

— Questo... questo non era nel programma — riuscì a dire, la voce leggermente tremante.

Fred tornò a sedersi, incrociando le mani dietro la testa con la solita aria trionfante. — Consideralo un approfondimento extra-curricolare. Allora, dove eravamo rimasti? Al 1692 o al fatto che ora sei ufficialmente pazza di me?

Lucia scosse la testa, cercando di riprendere il controllo, ma il sorriso che le spuntò sulle labbra la tradì completamente. — Eravamo rimasti al fatto che sei un arrogante, Weasley. Ma forse... forse posso integrare questa nuova informazione nel mio studio.

— Sapevo che eri intelligente, Corvonero — disse lui con un occhiolino.

Mentre la neve continuava a cadere fuori dalle alte finestre di Hogwarts, Lucia riaprì il libro. Ma per la prima volta nella sua vita, le date e i nomi dei re maghi sembravano molto meno interessanti del ragazzo dai capelli rossi che, con un’espressione finalmente concentrata, stava cercando di memorizzare il nome del primo Ministro della Magia solo per farla felice.

La storia di Lucia e Fred era appena iniziata, ed era una di quelle che nessun libro di testo avrebbe mai potuto contenere.

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