
what’s behind the dark
Fandom: acotar
Created: 10/24/2026
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L'eco dell'Oscurità e il Canto delle Stelle
Il velluto nero del cielo di Velaris era una ferita aperta su un’anima che non ricordava più il significato della luce. Lyséa sedeva sul bordo del balcone della Casa del Vento, le gambe a penzoloni nel vuoto, mentre i suoi lunghi capelli biondo scuro, mossi dal vento notturno, le frustavano il viso pallido. I suoi occhi, di quel celeste così chiaro da sembrare il riflesso del ghiaccio sul grigio della pietra, erano fissi sull'orizzonte, dove le montagne incontravano le stelle.
Sotto la Montagna, le stelle erano state solo un sogno.
Lyséa ricordava il freddo delle dita di Amarantha sulla sua pelle, un tocco che sapeva di decomposizione e potere rubato. Era andata a cercare Feyre, spinta da un amore fraterno che ora le sembrava appartenere a un'altra vita, a un'altra donna. Quella ragazza umana era morta. Era morta tra le urla e il sangue, spezzata dall'ossessione malata di una regina che non accettava il rifiuto.
Poi, l'oscurità. E la rinascita.
Sentì un brivido percorrerle la schiena, non per il freddo, ma per il potere che pulsava sotto la sua pelle. Non era stata forgiata dal Calderone, ma dalla necromanzia e dalla crudeltà di Amarantha. Era qualcosa di nuovo, di terribile. Un'ombra viveva dentro di lei, un residuo del potere della regina defunta che artigliava le sue vene ogni volta che provava un'emozione troppo forte.
«Dovresti rientrare, Lyséa. L'aria si sta facendo pungente.»
La voce di Rhysand era calma, intrisa di una comprensione che la ragazza trovava quasi insopportabile. Si voltò lentamente. Il Signore della Corte della Notte era in piedi sulla soglia, le ali ripiegate con eleganza contro la schiena. Per settimane, nel buio di quella prigione sotterranea, Rhysand le aveva inviato briciole di forza, piccoli frammenti di volontà per impedirle di svanire del tutto.
«Le stelle sono vere,» sussurrò lei, la voce roca, quasi non la usasse da secoli. «Le sognavo. Sognavo un regno dove la notte non faceva paura. E sognavo... occhi marroni. Caldi come la terra in estate.»
Rhysand fece un passo avanti, entrando nel cerchio di luce soffusa delle lampade magiche. «I tuoi sogni erano una bussola, Lyséa. Ti hanno riportata a casa, anche se non sapevi di averne una qui.»
«Questa non è la mia casa,» rispose lei, stringendosi nelle spalle coperte da una tunica di seta che sembrava troppo leggera per proteggerla da ciò che sentiva dentro. «La Corte di Primavera... Tamlin... non potrei mai tornare lì. Non dopo quello che sono diventata.»
«Feyre arriverà presto,» promise Rhysand, e per un istante un lampo di dolore attraversò il suo sguardo perfetto. «Lei ti aiuterà a capire. Ma per ora, devi permettere a noi di aiutarti.»
Lyséa scese dal parapetto, i piedi nudi che toccavano il pavimento di marmo senza produrre alcun suono. Si sentiva come un fantasma che infestava un palazzo di dei. Seguì Rhysand all'interno, verso il salone principale dove il resto della sua Cerchia ristretta si era riunito.
Non appena varcò la soglia, il rumore delle conversazioni si attenuò. Lyséa percepì immediatamente la loro forza: erano guerrieri, principi, creature di leggenda. E poi c'era lei, un abominio di carne e ombra.
Una donna dalla bellezza folgorante, con capelli biondo platino e un abito rosso che sembrava fatto di fiamme, si staccò dal gruppo. Morrigan. Il suo sorriso era radioso, ma i suoi occhi cercavano di leggere l'anima della ragazza davanti a lei.
«Tu devi essere Lyséa,» disse Mor, avvicinandosi con una grazia che trasudava calore. «Rhys ci ha raccontato molto di te. Sono Mor. Benvenuta a Velaris.»
Mor allungò una mano, un gesto istintivo di accoglienza, l'intenzione di toccarle il braccio in segno di conforto.
Fu in quel momento che accadde.
L'ombra dentro Lyséa reagì prima che lei potesse formulare un pensiero. Sentì un freddo glaciale sprigionarsi dal suo petto, un'ondata di oscurità densa e soffocante che si sollevò come una marea nera per proteggerla da quello che percepiva come un'intrusione. La magia di Amarantha, intrisa di odio e paranoia, ruggì nel suo sangue.
L'oscurità si espanse nella stanza, spegnendo le candele e facendo sussultare le ombre negli angoli. Lyséa sentì le proprie dita farsi gelide, mentre la vista le si offuscava, sostituita da visioni di pareti di pietra umida e risate crudeli.
«No!» gridò Lyséa, indietreggiando bruscamente.
Mor si bloccò, le mani alzate in un gesto di resa, lo sguardo sorpreso ma non spaventato. Tuttavia, dietro di lei, Cassian e Azriel erano scattati in avanti, pronti a intervenire se quella magia sconosciuta avesse rappresentato una minaccia.
Rhysand fu al fianco della ragazza in un battito di ciglia. «Lyséa, respira. Sei al sicuro. Mor non ti farà del male.»
Ma Lyséa non riusciva a respirare. L'ombra la stava soffocando, stringendole i polmoni come una morsa di ferro. Il panico la travolse. Vedeva il volto di Amarantha riflesso negli specchi della stanza, sentiva il sibilo della regina che le sussurrava che non sarebbe mai stata libera, che sarebbe sempre stata la sua creatura.
«Mi dispiace...» ansimò Lyséa, cadendo in ginocchio. Le sue mani tremavano violentemente mentre cercava di ricacciare indietro quel potere oscuro. «Io... non volevo... vi prego, allontanatevi.»
La magia nera iniziò a ritirarsi, ma lo fece in modo doloroso, come se stesse strappando la carne dall'osso. Lyséa si rannicchiò su se stessa, le lacrime che le rigavano le guance pallide. Si sentiva un mostro, una macchia di sporcizia in quel paradiso di stelle.
Rhysand guardò Mor, poi i suoi fratelli di sangue. C'era una tensione palpabile nell'aria. Sapeva quanto fosse pericolosa l'ombra di Amarantha, ma vedeva anche la ragazza fragile che lottava per non esserne consumata. Era incerto se proteggere Mor da quell'oscurità imprevedibile o soccorrere Lyséa che stava affogando nel proprio terrore.
«Sto bene,» mormorò Lyséa, cercando di rialzarsi nonostante le gambe le sembrassero fatte di gelatina. Si asciugò il viso con il dorso della mano, rifiutandosi di guardare gli altri negli occhi. «Sto bene, davvero. È solo... ci vuole tempo.»
«Lyséa, non devi fingere con noi,» disse Mor, la voce ora più dolce, priva di qualsiasi traccia di offesa. «Sappiamo cosa significa essere spezzati.»
La ragazza scosse la testa, i capelli biondo scuro che le ricadevano sulle spalle come un mantello protettivo. «No, voi non capite. Io non sono solo spezzata. Io sono... cambiata. C'è qualcosa di lei in me. E non so come farlo smettere.»
Si voltò verso Rhysand, i suoi occhi grigio-azzurri pieni di una supplica silenziosa. «Promettetemi che se perdessi il controllo... se l'ombra dovesse prendere il sopravvento... farete ciò che è necessario.»
Rhysand si irrigidì. «Non accadrà, Lyséa.»
«Ma potrebbe!» esclamò lei, la voce che s'incrinava. «Non voglio farvi del male. Siete stati così gentili... mi avete portata qui, mi avete dato una stanza, dei vestiti... non merito la vostra pietà. Devo stare bene. Per Feyre. Per me stessa. Devo imparare a controllarlo.»
Si impose di fare un respiro profondo, cercando di stabilizzare il battito del cuore. L'oscurità si era placata, tornando a dormire nelle profondità della sua anima, ma Lyséa sapeva che era lì, in agguato, pronta a colpire al minimo segno di debolezza.
«Vado a riposare,» disse, la voce ora piatta, priva di emozioni. Era il modo in cui era sopravvissuta Sotto la Montagna: chiudendo tutto fuori. «Scusatemi per... per questo.»
Mentre si allontanava verso le scale, sentì lo sguardo di tutti su di lei. Sentiva il peso della loro preoccupazione, un peso che le sembrava più gravoso delle catene di Amarantha.
Una volta raggiunta la sua camera, Lyséa non accese le luci. Si sedette sul letto, fissando la luna che brillava attraverso la finestra aperta. Si ripeté mentalmente, come un mantra, che sarebbe guarita. Che il potere oscuro non l'avrebbe definita.
«Starò bene,» sussurrò all'oscurità della stanza. «Devo stare bene.»
Ma mentre chiudeva gli occhi, l'ultima immagine che vide prima di scivolare in un sonno tormentato non furono le stelle di Velaris, ma un paio di occhi marroni, caldi e profondi, che la guardavano con una promessa di pace che temeva di non poter mai raggiungere.
Fuori, sul balcone, Rhysand osservava la città sottostante. Sapeva che la battaglia per l'anima di Lyséa era appena iniziata. Amarantha era morta, ma il veleno che aveva instillato in quella ragazza umana era una maledizione che avrebbe richiesto molto più della semplice magia per essere spezzata.
«È potente, Rhys,» disse Mor, comparendo al suo fianco. «Più di quanto avessi immaginato. Quell'ombra... non era solo magia. Era dolore puro.»
«Lo so,» rispose il Signore della Notte. «Ma c'è dell'altro. Qualcosa che Amarantha non è riuscita a corrompere. La luce che ha sognato per tutto quel tempo... quella luce è ancora lì. Dobbiamo solo aiutarla a ritrovarla.»
Nella stanza buia, Lyséa si agitò nel sonno, mentre una singola ombra, sottile come un filo di seta, danzava sulla sua spalla, sfiorandole il collo come una carezza spettrale. La lotta era appena iniziata, e il confine tra la ragazza che era stata e il mostro che temeva di essere diventata si faceva ogni secondo più sottile.
