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ashes and roses
Fandom: acotar
Creado: 7/5/2026
Etiquetas
FantasíaDramaAngustiaDolor/ConsueloPsicológicoOscuroEstudio de PersonajeDivergenciaRecontarAmbientación CanonCelosAlmas GemelasTragediaRomanceAcción
Ombre di Sangue e Polvere di Stelle
Il profumo dei fiori di melo era diventato insopportabile. Per Claris Vaelor, quella dolcezza stucchevole della Corte di Primavera non era più un conforto, ma una gabbia dorata che puzzava di marciume e segreti. Si scostò una ciocca di capelli biondi dal viso, osservando il riflesso dei suoi occhi grigio-azzurri nello specchio d'argento della sua camera. Non erano più gli stessi occhi che avevano cercato disperatamente Feyre oltre il muro, mesi prima. C’era qualcosa di antico e terribile che danzava nelle sue pupille, un’oscurità che non le apparteneva, ma che ora era parte integrante della sua anima.
Quando Feyre era stata portata via da Tamlin, Claris non aveva esitato. Aveva sfidato il confine tra i mondi, ferendosi gravemente nel tentativo di recuperare l'amica, solo per ritrovarsi accolta in una terra di leggende e pericoli. Feyre, con la sua solita testardaggine protettiva, aveva convinto il Signore della Primavera a non rimandarla indietro. "Morirebbe prima di raggiungere il villaggio," aveva implorato. E così Claris era rimasta, un’umana eterea e luminosa in un regno di predatori.
Poi era arrivata Calanmai. Mentre Feyre soccombeva al fascino primordiale di Tamlin, Claris era stata trascinata via dalle ombre. Sotto la Montagna, Amarantha l’aveva spezzata. L’aveva uccisa con la lentezza di chi gode nel vedere la bellezza appassire, per poi resuscitarla come un mostro di potere e grazia. Claris era diventata Fae, ma a un prezzo che nessuno avrebbe mai voluto pagare: il sangue di Amarantha scorreva nelle sue vene, un dono avvelenato che le conferiva un potere oscuro, capace di piegare la volontà altrui e di evocare le tenebre più profonde.
In quei mesi di agonia, una sola figura era stata la sua ancora: Rhysand. Il Signore della Corte della Notte, con il suo sorriso beffardo e il cuore nascosto dietro maschere di crudeltà, l’aveva protetta nel silenzio delle celle. Senza che la Regina lo sapesse, Rhys le aveva insegnato a respirare attraverso il dolore, a non farsi consumare dal fuoco del nuovo potere.
— Devi resistere, Claris — le sussurrava lui nelle ore più buie, la voce come velluto e ghiaccio. — Il mondo ha bisogno di questa luce che cerchi di nascondere, anche se ora è tinta di nero.
Ora, tornata alla Corte di Primavera dopo la caduta di Amarantha, tutto era cambiato. Feyre era stata resuscitata dai Sette Signori Supremi, ma Claris... Claris era stata lei a porre fine all'incubo. Ricordava ancora la sensazione delle sue dita che si chiudevano attorno alla gola della Regina, il potere oscuro che esplodeva come una supernova, riducendo Amarantha a cenere e polvere.
Ma la gratitudine di Tamlin era stata breve e amara.
Claris si voltò verso la porta chiusa a chiave. Poteva sentire i passi delle guardie nel corridoio. Tamlin le aveva rinchiuse. Ufficialmente per la loro sicurezza, ma Claris sapeva la verità. Tamlin aveva paura di lei. Aveva paura di ciò che era diventata e, soprattutto, era ossessionato da Feyre. Per lui, Claris era solo un’appendice fastidiosa, una conseguenza di cui farsi carico solo perché Feyre non l’avrebbe mai abbandonata.
La porta si aprì con un cigolio pesante. Feyre entrò, il viso pallido e gli occhi segnati da occhiaie profonde. Sembrava l’ombra della ragazza che un tempo cacciava nei boschi.
— Non ha intenzione di lasciarci uscire neanche oggi, vero? — chiese Claris, la voce che vibrava di una risonanza che non era del tutto umana.
Feyre scosse il capo, sedendosi sul bordo del letto. — Dice che è troppo pericoloso. Che le spie di Hybern potrebbero essere ovunque. Ma guarda solo me, Claris. Parla solo con me. Quando ti guarda, vedo il terrore nei suoi occhi.
Claris accennò un sorriso amaro, avvicinandosi alla finestra sbarrata. — Ha ragione ad averne, Feyre. Sento il potere di Amarantha che preme contro le mie costole. È come un animale rabbioso che vuole uscire. Se non imparo a controllarlo, potrei radere al suolo questa villa senza neanche volerlo.
— Rhysand ha detto... — iniziò Feyre, ma si interruppe subito, come se pronunciare quel nome fosse un peccato.
— Rhysand è l'unico che sappia cosa significhi avere un mostro dentro — concluse Claris per lei. — Tamlin vuole solo che io torni a essere la ragazza bionda e simpatica che sorrideva ai suoi banchetti. Ma quella ragazza è morta Sotto la Montagna.
In quel momento, la porta si spalancò di nuovo. Tamlin entrò nella stanza, la sua presenza massiccia e soffocante. Il suo sguardo andò immediatamente a Feyre, ignorando Claris come se fosse parte dell'arredamento.
— Feyre, dobbiamo parlare dei preparativi per il matrimonio — disse lui, il tono che non ammetteva repliche.
— Tamlin, Claris sta male — intervenne Feyre, alzandosi in piedi. — Il suo potere... sta fluttuando. Ha bisogno di aria, ha bisogno di allenarsi, non può stare rinchiusa in questa stanza.
Tamlin scoccò un’occhiata rapida e gelida a Claris. — È al sicuro qui. Sotto la Montagna ha subito un trauma, è normale che il suo potere sia instabile. Col tempo svanirà.
— Non svanirà! — sbottò Claris, e l'aria nella stanza sembrò farsi improvvisamente gelida. Ombre sottili come fili di seta iniziarono a scivolare dalle sue dita. — È parte di me ora. Mi ha trasformata, mi ha resa... questo. Non puoi far finta che non esista solo perché ti mette a disagio.
Tamlin fece un passo avanti, la mascella contratta. — Ho fatto tutto questo per proteggervi entrambe. Non metterò a rischio la Corte di Primavera perché non sai controllare i tuoi nuovi... giochetti. Resterai qui finché non deciderò diversamente.
— Giochetti? — la voce di Claris scese di un’ottava, diventando un sussurro pericoloso. — Ho ucciso la donna che ti ha tenuto al guinzaglio per cinquant'anni, Tamlin. Forse dovresti portarmi un po' più di rispetto.
Il Signore della Primavera ringhiò, un suono ferino che fece sussultare Feyre. — Non sfidarmi, Claris. Sei un’ospite qui, e la mia pazienza ha un limite.
Uscì dalla stanza sbattendo la porta, e il rumore della chiave che girava nella toppa risuonò come una sentenza di morte.
Feyre si coprì il viso con le mani. — Mi dispiace, Claris. Mi dispiace così tanto.
Claris si avvicinò all'amica, posandole una mano sulla spalla. Nonostante l'oscurità che portava dentro, la sua empatia era ancora lì, vivida e dolorosa. Poteva sentire il soffocamento di Feyre, il suo desiderio di scappare, la sua lenta agonia in quella casa che era diventata un mausoleo.
— Non è colpa tua — disse dolcemente. — Ma non resteremo qui a marcire.
Quella notte, Claris rimase sveglia a guardare la luna. Il potere di Amarantha pulsava nel suo sangue, una cadenza oscura che sembrava chiamare qualcosa o qualcuno lontano. Chiuse gli occhi e si concentrò, cercando di visualizzare il buio che Rhysand le aveva descritto.
"Il potere non è né buono né cattivo, Claris. È solo uno strumento. Dipende dalla mano che lo impugna."
Improvvisamente, un soffio di vento gelido attraversò la stanza, nonostante le finestre fossero chiuse. Un profumo di brezza marina e agrumi avvolse i suoi sensi.
— Sei in un bel pasticcio, biondina.
Claris non ebbe bisogno di voltarsi per sapere chi fosse. Rhysand era appoggiato allo stipite della finestra, le ali nere ripiegate con eleganza, un sorriso pigro sulle labbra che non riusciva a nascondere la preoccupazione nei suoi occhi violetti.
— Sei venuto a prendermi gioco di me o a salvarmi? — chiese lei, mantenendo la voce bassa per non svegliare Feyre che dormiva nel letto accanto.
Rhysand si staccò dal muro, avvicinandosi a lei con passi felini. — Un po' di entrambi. Ma soprattutto, sono venuto perché il tuo potere sta gridando così forte che lo sento fin a Velaris. Se continui così, farai saltare in aria l'intera villa.
Claris abbassò lo sguardo sulle proprie mani. Erano circondate da un’aura violacea, tremolante. — Non so come fermarlo, Rhys. Tamlin mi tiene chiusa qui, e ogni muro, ogni porta chiusa mi fa sentire come se fossi di nuovo in quella cella.
Il Signore della Notte le prese le mani tra le sue. Il contatto fu come una scossa elettrica, ma non dolorosa. Era come se due tempeste si incontrassero. — Tamlin è un idiota se pensa di poter contenere quello che sei diventata. Ma ha ragione su una cosa: sei pericolosa. Non perché sei cattiva, ma perché sei un oceano che cerca di stare in un bicchiere d'acqua.
— Portami via — sussurrò lei, guardandolo negli occhi. — Non posso restare qui a guardare Feyre appassire e io stessa diventare un mostro.
Rhysand guardò Feyre che dormiva, poi tornò su Claris. C’era un legame tra loro, nato nel dolore e nel sangue Sotto la Montagna, qualcosa che andava oltre la semplice amicizia o alleanza. Erano entrambi sopravvissuti a un inferno che nessuno poteva comprendere.
— Non posso portarti via stasera senza scatenare una guerra — rispose lui, la voce carica di rammarico. — Ma posso insegnarti. Posso entrare nella tua mente e mostrarti come costruire delle dighe per questo potere.
Claris annuì freneticamente. — Qualsiasi cosa.
Rhysand le sfiorò la tempia con le dita. — Sarà doloroso. Dovrai affrontare di nuovo Amarantha, dovrai affrontare la sensazione della tua stessa morte. Sei pronta?
— Sono morta una volta, Rhys. Niente può farmi più male di così.
Mentre lui entrava nella sua mente, Claris sentì le barriere della stanza sgretolarsi. Non era più nella Corte di Primavera. Era in un luogo fatto di stelle e oscurità infinita. Vide se stessa, la versione umana, eterea e fragile, e vide l’ombra che ora la abitava. Era una creatura fatta di fumo e artigli, con gli occhi di Amarantha.
— Non combatterla — le disse la voce di Rhysand nella sua testa. — Abbracciala. È tua. Non è di Amarantha, lei te l'ha solo data. Adesso appartiene a te.
Claris tese la mano verso l'ombra. Per un istante, sentì il freddo assoluto della morte, il dolore delle ossa che si spezzavano, il grido finale della sua umanità. Ma poi, l'ombra si fuse con lei. Non era più un'entità separata. Era forza. Era controllo.
Quando riaprì gli occhi, la stanza era silenziosa. L'aura violacea attorno alle sue mani era sparita, sostituita da una calma fredda e assoluta. Si sentiva più leggera, ma anche infinitamente più consapevole.
Rhysand la osservava, un’espressione di puro stupore sul volto. — Ce l'hai fatta. Hai sottomesso il potere della Regina prima ancora di aver compiuto un anno come Fae. Sei straordinaria, Claris Vaelor.
— Grazie a te — rispose lei, sentendo un calore nuovo nel petto.
— Devo andare — disse lui, indietreggiando verso la finestra. — Ma tornerò. E quando sarà il momento, quando sarete pronte, né Tamlin né nessun altro potrà tenervi qui.
— Rhys? — lo chiamò lei mentre lui stava per spiccare il volo.
Lui si voltò.
— Perché mi aiuti? Non sono la tua compagna, non sono un membro della tua corte.
Rhysand le rivolse un sorriso che questa volta arrivò fino agli occhi, un lampo di sincera vulnerabilità. — Perché Sotto la Montagna, quando tutti gli altri avevano perso la speranza, tu continuavi a cercare la luce. E perché, Claris, il mondo è troppo cupo per permettere che una luce come la tua si spenga definitivamente.
Scomparve nella notte, lasciando dietro di sé solo il profumo di gelsomino e stelle.
Claris tornò a sedersi sul letto, osservando Feyre che si muoveva inquieta nel sonno. Allungò una mano e le accarezzò i capelli, un gesto che un tempo sarebbe stato solo di conforto umano, ma che ora portava con sé la forza di una protettrice immortale.
Tamlin pensava di averle rinchiuse per proteggere il suo piccolo mondo perfetto. Non capiva che le mura non servivano a tenere fuori il pericolo. Servivano a proteggere lui da quello che stava crescendo proprio sotto il suo tetto.
Claris chiuse gli occhi, sentendo il potere di Amarantha ora docile sotto la sua volontà. Non era più una vittima. Non era più una semplice conseguenza. Era una Regina in divenire, e la Corte di Primavera non sarebbe stata abbastanza grande per contenerla ancora per molto.
La prossima volta che Tamlin sarebbe entrato in quella stanza con la sua arroganza e il suo controllo, avrebbe trovato qualcosa di molto diverso da una ragazza spaventata. Avrebbe trovato il fuoco che aveva distrutto la sua aguzzina. E Claris non vedeva l'ora di vedere l'espressione sul suo volto quando avrebbe capito che la gabbia era finalmente aperta.
Quando Feyre era stata portata via da Tamlin, Claris non aveva esitato. Aveva sfidato il confine tra i mondi, ferendosi gravemente nel tentativo di recuperare l'amica, solo per ritrovarsi accolta in una terra di leggende e pericoli. Feyre, con la sua solita testardaggine protettiva, aveva convinto il Signore della Primavera a non rimandarla indietro. "Morirebbe prima di raggiungere il villaggio," aveva implorato. E così Claris era rimasta, un’umana eterea e luminosa in un regno di predatori.
Poi era arrivata Calanmai. Mentre Feyre soccombeva al fascino primordiale di Tamlin, Claris era stata trascinata via dalle ombre. Sotto la Montagna, Amarantha l’aveva spezzata. L’aveva uccisa con la lentezza di chi gode nel vedere la bellezza appassire, per poi resuscitarla come un mostro di potere e grazia. Claris era diventata Fae, ma a un prezzo che nessuno avrebbe mai voluto pagare: il sangue di Amarantha scorreva nelle sue vene, un dono avvelenato che le conferiva un potere oscuro, capace di piegare la volontà altrui e di evocare le tenebre più profonde.
In quei mesi di agonia, una sola figura era stata la sua ancora: Rhysand. Il Signore della Corte della Notte, con il suo sorriso beffardo e il cuore nascosto dietro maschere di crudeltà, l’aveva protetta nel silenzio delle celle. Senza che la Regina lo sapesse, Rhys le aveva insegnato a respirare attraverso il dolore, a non farsi consumare dal fuoco del nuovo potere.
— Devi resistere, Claris — le sussurrava lui nelle ore più buie, la voce come velluto e ghiaccio. — Il mondo ha bisogno di questa luce che cerchi di nascondere, anche se ora è tinta di nero.
Ora, tornata alla Corte di Primavera dopo la caduta di Amarantha, tutto era cambiato. Feyre era stata resuscitata dai Sette Signori Supremi, ma Claris... Claris era stata lei a porre fine all'incubo. Ricordava ancora la sensazione delle sue dita che si chiudevano attorno alla gola della Regina, il potere oscuro che esplodeva come una supernova, riducendo Amarantha a cenere e polvere.
Ma la gratitudine di Tamlin era stata breve e amara.
Claris si voltò verso la porta chiusa a chiave. Poteva sentire i passi delle guardie nel corridoio. Tamlin le aveva rinchiuse. Ufficialmente per la loro sicurezza, ma Claris sapeva la verità. Tamlin aveva paura di lei. Aveva paura di ciò che era diventata e, soprattutto, era ossessionato da Feyre. Per lui, Claris era solo un’appendice fastidiosa, una conseguenza di cui farsi carico solo perché Feyre non l’avrebbe mai abbandonata.
La porta si aprì con un cigolio pesante. Feyre entrò, il viso pallido e gli occhi segnati da occhiaie profonde. Sembrava l’ombra della ragazza che un tempo cacciava nei boschi.
— Non ha intenzione di lasciarci uscire neanche oggi, vero? — chiese Claris, la voce che vibrava di una risonanza che non era del tutto umana.
Feyre scosse il capo, sedendosi sul bordo del letto. — Dice che è troppo pericoloso. Che le spie di Hybern potrebbero essere ovunque. Ma guarda solo me, Claris. Parla solo con me. Quando ti guarda, vedo il terrore nei suoi occhi.
Claris accennò un sorriso amaro, avvicinandosi alla finestra sbarrata. — Ha ragione ad averne, Feyre. Sento il potere di Amarantha che preme contro le mie costole. È come un animale rabbioso che vuole uscire. Se non imparo a controllarlo, potrei radere al suolo questa villa senza neanche volerlo.
— Rhysand ha detto... — iniziò Feyre, ma si interruppe subito, come se pronunciare quel nome fosse un peccato.
— Rhysand è l'unico che sappia cosa significhi avere un mostro dentro — concluse Claris per lei. — Tamlin vuole solo che io torni a essere la ragazza bionda e simpatica che sorrideva ai suoi banchetti. Ma quella ragazza è morta Sotto la Montagna.
In quel momento, la porta si spalancò di nuovo. Tamlin entrò nella stanza, la sua presenza massiccia e soffocante. Il suo sguardo andò immediatamente a Feyre, ignorando Claris come se fosse parte dell'arredamento.
— Feyre, dobbiamo parlare dei preparativi per il matrimonio — disse lui, il tono che non ammetteva repliche.
— Tamlin, Claris sta male — intervenne Feyre, alzandosi in piedi. — Il suo potere... sta fluttuando. Ha bisogno di aria, ha bisogno di allenarsi, non può stare rinchiusa in questa stanza.
Tamlin scoccò un’occhiata rapida e gelida a Claris. — È al sicuro qui. Sotto la Montagna ha subito un trauma, è normale che il suo potere sia instabile. Col tempo svanirà.
— Non svanirà! — sbottò Claris, e l'aria nella stanza sembrò farsi improvvisamente gelida. Ombre sottili come fili di seta iniziarono a scivolare dalle sue dita. — È parte di me ora. Mi ha trasformata, mi ha resa... questo. Non puoi far finta che non esista solo perché ti mette a disagio.
Tamlin fece un passo avanti, la mascella contratta. — Ho fatto tutto questo per proteggervi entrambe. Non metterò a rischio la Corte di Primavera perché non sai controllare i tuoi nuovi... giochetti. Resterai qui finché non deciderò diversamente.
— Giochetti? — la voce di Claris scese di un’ottava, diventando un sussurro pericoloso. — Ho ucciso la donna che ti ha tenuto al guinzaglio per cinquant'anni, Tamlin. Forse dovresti portarmi un po' più di rispetto.
Il Signore della Primavera ringhiò, un suono ferino che fece sussultare Feyre. — Non sfidarmi, Claris. Sei un’ospite qui, e la mia pazienza ha un limite.
Uscì dalla stanza sbattendo la porta, e il rumore della chiave che girava nella toppa risuonò come una sentenza di morte.
Feyre si coprì il viso con le mani. — Mi dispiace, Claris. Mi dispiace così tanto.
Claris si avvicinò all'amica, posandole una mano sulla spalla. Nonostante l'oscurità che portava dentro, la sua empatia era ancora lì, vivida e dolorosa. Poteva sentire il soffocamento di Feyre, il suo desiderio di scappare, la sua lenta agonia in quella casa che era diventata un mausoleo.
— Non è colpa tua — disse dolcemente. — Ma non resteremo qui a marcire.
Quella notte, Claris rimase sveglia a guardare la luna. Il potere di Amarantha pulsava nel suo sangue, una cadenza oscura che sembrava chiamare qualcosa o qualcuno lontano. Chiuse gli occhi e si concentrò, cercando di visualizzare il buio che Rhysand le aveva descritto.
"Il potere non è né buono né cattivo, Claris. È solo uno strumento. Dipende dalla mano che lo impugna."
Improvvisamente, un soffio di vento gelido attraversò la stanza, nonostante le finestre fossero chiuse. Un profumo di brezza marina e agrumi avvolse i suoi sensi.
— Sei in un bel pasticcio, biondina.
Claris non ebbe bisogno di voltarsi per sapere chi fosse. Rhysand era appoggiato allo stipite della finestra, le ali nere ripiegate con eleganza, un sorriso pigro sulle labbra che non riusciva a nascondere la preoccupazione nei suoi occhi violetti.
— Sei venuto a prendermi gioco di me o a salvarmi? — chiese lei, mantenendo la voce bassa per non svegliare Feyre che dormiva nel letto accanto.
Rhysand si staccò dal muro, avvicinandosi a lei con passi felini. — Un po' di entrambi. Ma soprattutto, sono venuto perché il tuo potere sta gridando così forte che lo sento fin a Velaris. Se continui così, farai saltare in aria l'intera villa.
Claris abbassò lo sguardo sulle proprie mani. Erano circondate da un’aura violacea, tremolante. — Non so come fermarlo, Rhys. Tamlin mi tiene chiusa qui, e ogni muro, ogni porta chiusa mi fa sentire come se fossi di nuovo in quella cella.
Il Signore della Notte le prese le mani tra le sue. Il contatto fu come una scossa elettrica, ma non dolorosa. Era come se due tempeste si incontrassero. — Tamlin è un idiota se pensa di poter contenere quello che sei diventata. Ma ha ragione su una cosa: sei pericolosa. Non perché sei cattiva, ma perché sei un oceano che cerca di stare in un bicchiere d'acqua.
— Portami via — sussurrò lei, guardandolo negli occhi. — Non posso restare qui a guardare Feyre appassire e io stessa diventare un mostro.
Rhysand guardò Feyre che dormiva, poi tornò su Claris. C’era un legame tra loro, nato nel dolore e nel sangue Sotto la Montagna, qualcosa che andava oltre la semplice amicizia o alleanza. Erano entrambi sopravvissuti a un inferno che nessuno poteva comprendere.
— Non posso portarti via stasera senza scatenare una guerra — rispose lui, la voce carica di rammarico. — Ma posso insegnarti. Posso entrare nella tua mente e mostrarti come costruire delle dighe per questo potere.
Claris annuì freneticamente. — Qualsiasi cosa.
Rhysand le sfiorò la tempia con le dita. — Sarà doloroso. Dovrai affrontare di nuovo Amarantha, dovrai affrontare la sensazione della tua stessa morte. Sei pronta?
— Sono morta una volta, Rhys. Niente può farmi più male di così.
Mentre lui entrava nella sua mente, Claris sentì le barriere della stanza sgretolarsi. Non era più nella Corte di Primavera. Era in un luogo fatto di stelle e oscurità infinita. Vide se stessa, la versione umana, eterea e fragile, e vide l’ombra che ora la abitava. Era una creatura fatta di fumo e artigli, con gli occhi di Amarantha.
— Non combatterla — le disse la voce di Rhysand nella sua testa. — Abbracciala. È tua. Non è di Amarantha, lei te l'ha solo data. Adesso appartiene a te.
Claris tese la mano verso l'ombra. Per un istante, sentì il freddo assoluto della morte, il dolore delle ossa che si spezzavano, il grido finale della sua umanità. Ma poi, l'ombra si fuse con lei. Non era più un'entità separata. Era forza. Era controllo.
Quando riaprì gli occhi, la stanza era silenziosa. L'aura violacea attorno alle sue mani era sparita, sostituita da una calma fredda e assoluta. Si sentiva più leggera, ma anche infinitamente più consapevole.
Rhysand la osservava, un’espressione di puro stupore sul volto. — Ce l'hai fatta. Hai sottomesso il potere della Regina prima ancora di aver compiuto un anno come Fae. Sei straordinaria, Claris Vaelor.
— Grazie a te — rispose lei, sentendo un calore nuovo nel petto.
— Devo andare — disse lui, indietreggiando verso la finestra. — Ma tornerò. E quando sarà il momento, quando sarete pronte, né Tamlin né nessun altro potrà tenervi qui.
— Rhys? — lo chiamò lei mentre lui stava per spiccare il volo.
Lui si voltò.
— Perché mi aiuti? Non sono la tua compagna, non sono un membro della tua corte.
Rhysand le rivolse un sorriso che questa volta arrivò fino agli occhi, un lampo di sincera vulnerabilità. — Perché Sotto la Montagna, quando tutti gli altri avevano perso la speranza, tu continuavi a cercare la luce. E perché, Claris, il mondo è troppo cupo per permettere che una luce come la tua si spenga definitivamente.
Scomparve nella notte, lasciando dietro di sé solo il profumo di gelsomino e stelle.
Claris tornò a sedersi sul letto, osservando Feyre che si muoveva inquieta nel sonno. Allungò una mano e le accarezzò i capelli, un gesto che un tempo sarebbe stato solo di conforto umano, ma che ora portava con sé la forza di una protettrice immortale.
Tamlin pensava di averle rinchiuse per proteggere il suo piccolo mondo perfetto. Non capiva che le mura non servivano a tenere fuori il pericolo. Servivano a proteggere lui da quello che stava crescendo proprio sotto il suo tetto.
Claris chiuse gli occhi, sentendo il potere di Amarantha ora docile sotto la sua volontà. Non era più una vittima. Non era più una semplice conseguenza. Era una Regina in divenire, e la Corte di Primavera non sarebbe stata abbastanza grande per contenerla ancora per molto.
La prossima volta che Tamlin sarebbe entrato in quella stanza con la sua arroganza e il suo controllo, avrebbe trovato qualcosa di molto diverso da una ragazza spaventata. Avrebbe trovato il fuoco che aveva distrutto la sua aguzzina. E Claris non vedeva l'ora di vedere l'espressione sul suo volto quando avrebbe capito che la gabbia era finalmente aperta.
