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Ashes and roses
Fandom: acotar
Criado: 07/05/2026
Tags
FantasiaDramaAngústiaDor/ConfortoPsicológicoSombrioAçãoDivergênciaHorror CorporalEstudo de PersonagemCenário Canônico
L'Eco del Sangue e dell'Oro
Il potere tra le dita di Claris non era più quello di una volta. Un tempo, prima che il Muro crollasse nei suoi ricordi, la sua magia era un sussurro di vento, una carezza gentile che rifletteva i suoi occhi celeste-grigio. Ora, mentre sedeva sul bordo del sontuoso letto nella Casa del Vento, quel potere era un incendio freddo. Scintille di un oro malato e rosso sangue danzavano tra le sue nocche, guizzando come serpi impazzite.
Claris fissava la propria mano, i lunghi capelli biondi che le ricadevano sulle spalle come una cascata di seta spenta. Non sentiva il freddo della notte di Velaris, né il calore del focolare che scoppiettava poco distante. Sentiva solo quel ronzio. Quel ronzio che sembrava la voce di una donna morta.
— Ancora qui a fissare il vuoto, Vaelor? —
La voce di Mor irruppe nella stanza come una sferzata di frusta. La Verità Incarnata era ferma sulla soglia, le braccia incrociate sul petto e un’espressione di palese diffidenza dipinta sul volto magnifico.
Claris non distolse lo sguardo dalle scintille. — È un paese libero, Morrigan. O almeno così Rhysand continua a ripetere con tanta insistenza. —
Mor entrò nella stanza, i suoi passi decisi risuonavano sul pavimento di marmo. — È la Corte dei Sogni, non la Corte della Pigrizia. Rhys ti ha portata qui perché Feyre glielo ha chiesto, ma non pensare che io non veda quello che sei. —
Claris sollevò finalmente lo sguardo. I suoi occhi, una volta limpidi, sembravano ora velati da una nebbia antica. — E cosa sarei, secondo te? Una vittima? Una traditrice? —
— Qualcosa di rotto — rispose Mor, avvicinandosi pericolosamente. — Qualcosa che puzza di Sotto la Montagna. —
Claris scattò in piedi, la sedia che strideva contro il pavimento. Il potere tra le sue mani divampò, più luminoso, più violento. — Tu non sai niente di quello che ho passato. Mentre tu cavalcavi verso la libertà, io venivo uccisa e resuscitata per il divertimento di una sadica. Ero il suo giocattolo, la sua lama. —
— E ora che lei è morta, perché continui a comportarti come se avessi ancora il suo guinzaglio al collo? — ringhiò Mor, accorciando le distanze finché i loro respiri non si incrociarono.
L’aria tra le due donne era carica di una tensione elettrica che non aveva nulla a che fare con l’odio e tutto a che fare con una strana, perversa attrazione. Mor cercava la verità, Claris cercava un modo per non annegare.
— Forse perché il guinzaglio non è mai stato tolto — sussurrò Claris, la voce improvvisamente incrinata.
In quel momento, la porta si spalancò di nuovo. Feyre e Rhysand entrarono, seguiti da Cassian e Azriel. L’atmosfera nella stanza cambiò istantaneamente. Rhysand aveva un’espressione cupa, gli occhi viola che scrutavano Claris con una profondità che la ragazza trovava insopportabile.
— Claris — disse Feyre, la voce carica di una preoccupazione che la bionda non riusciva più a ricambiare pienamente. — Dobbiamo parlare del tuo allenamento con Azriel. Dice che ti sei... assentata di nuovo. —
Claris guardò la sua amica. Feyre, la ragazza che aveva cercato oltre il Muro, la ragazza per cui era quasi morta alla Corte di Primavera. Ma dopo che Feyre se n’era andata con Rhysand, lasciandola sola con Tamlin e i suoi fantasmi, qualcosa si era spezzato. Il legame che le univa era diventato un filo sottile, teso fino al punto di rottura.
— Sto bene, Feyre. Sono solo stanca — rispose Claris, cercando di spegnere le scintille tra le dita. Ma il potere non obbediva. Continuava a scoppiettare, un’eco dorata che sembrava ridere di lei.
Rhysand fece un passo avanti, la sua presenza oscura e potente che riempiva ogni angolo della camera. — Non è stanchezza, Claris. Amarantha ti ha trasformata in qualcosa di diverso da un semplice Fae. Quando ti abbiamo portata via dalla Corte di Primavera, ho sentito un’ombra dentro di te. Un’ombra che non appartiene a questo mondo. —
— Amarantha è morta — ribatté Claris, ma la sua voce tremava. — Feyre l’ha uccisa. Io ero lì. Ho sentito il suo ultimo respiro. —
— Eppure — intervenne Azriel dall’angolo d’ombra dove si trovava, — i tuoi poteri non assomigliano a nulla che abbiamo mai visto. Non sono i poteri della Corte di Primavera, né quelli della Corte della Notte. —
Claris sentì un freddo improvviso risalire lungo la spina dorsale. Si guardò le mani. Le scintille stavano cambiando forma, intrecciandosi in simboli antichi, un linguaggio di sangue e cenere. La sua mente iniziò a scivolare. I volti dei presenti divennero sfocati, le loro voci distanti, come se parlassero da sotto un velo d’acqua.
— Claris? — chiamò Feyre, facendo un passo verso di lei. — Claris, guardami! —
Ma Claris non vedeva Feyre. Vedeva un trono di ossa. Vedeva una corona di spine d'oro. Sentiva l'odore aspro del vino speziato e del sangue rappreso.
— Lei non se n'è andata — sussurrò Claris, la sua voce ora raddoppiata, una sovrapposizione di toni gentili e di una crudeltà regale che fece gelare il sangue a Rhysand. — Lei è il seme, e io sono il terreno. —
— Mor, allontanati! — ordinò Rhysand, ma era troppo tardi.
Un’ondata di energia oscura e dorata esplose da Claris, scagliando Mor contro la parete opposta. La ragazza bionda rimase al centro della stanza, sospesa a pochi centimetri da terra. I suoi occhi erano diventati completamente neri, privi di pupilla, striati solo da venature d'oro.
— Il Re di Hybern ha promesso che avrei riavuto il mio regno — disse la voce che usciva dalle labbra di Claris, una voce che non le apparteneva. — E userò questo guscio perfetto per riprendermi ciò che è mio. —
Rhysand agì con la velocità del fulmine, avvolgendo Claris in una gabbia di oscurità pura, cercando di contenere l'esplosione di potere. Feyre gridò il nome della sua amica, le lacrime che già le rigavano il volto.
— Non è lei! — urlò Feyre. — Rhys, fermala senza farle del male! —
— Non posso prometterlo se quella cosa cerca di ucciderci tutti! — rispose Rhysand, i denti stretti per lo sforzo.
Mor si rialzò, pulendosi un filo di sangue dall'angolo della bocca. Nonostante il colpo ricevuto, nei suoi occhi non c'era odio, ma una strana, feroce determinazione. Guardò Claris — la Claris che conosceva, quella che la sfidava con sguardi taglienti — intrappolata dietro quella maschera di possessione.
— Claris! — gridò Mor, sovrastando il rombo della magia. — Combatti! Sei più forte di una regina morta! Sei sopravvissuta a tutto, non farti sconfiggere ora da un fantasma! —
Per un istante, il nero negli occhi di Claris vacillò. Una scintilla del suo grigio originale riemerse.
— Aiutatemi... — fu un sussurro disperato, quasi impercettibile.
Poi, l'oscurità riprese il sopravvento. Claris svenne bruscamente, cadendo tra le braccia di Rhysand che aveva dissolto la gabbia appena in tempo.
Il silenzio che seguì fu più pesante di qualsiasi urlo. Rhysand adagiò la ragazza sul letto, il suo volto pallido come il marmo.
— Amarantha non l'ha solo soggiogata — disse Rhysand, la voce bassa e carica di presagio. — Ha lasciato una parte di sé dentro di lei. Un parassita magico legato direttamente a Hybern. Claris è stata una spia per tutto questo tempo, senza nemmeno saperlo. Ogni nostra mossa, ogni segreto discusso in questa casa... Hybern lo sa. —
Feyre si coprì la bocca con le mani, crollando su una sedia. — L'ho portata io qui. L'ho esposta a tutto questo. —
— Non potevi saperlo, Feyre — disse Cassian, posandole una mano sulla spalla.
Mor rimase in piedi ai piedi del letto, fissando il volto addormentato di Claris. La rabbia che aveva provato fino a pochi minuti prima si era trasformata in qualcosa di diverso, una scintilla di protezione che non riusciva a spiegarsi.
— Come la salviamo? — chiese Mor, la voce ferma.
Rhysand guardò la sua cugina, notando l'intensità del suo sguardo. — Dobbiamo spezzare il legame con Hybern prima che la guerra inizi davvero. Se Amarantha prende il controllo completo, Claris diventerà l'arma più letale del Re. E noi dovremo ucciderla. —
— No — disse Mor, con una nota di sfida che fece sollevare le sopracciglia ad Azriel. — Non la uccideremo. Troveremo un modo. Anche se dovessi trascinarla io stessa fuori dall'inferno. —
Rhysand annuì lentamente. — Allora preparatevi. La guerra non è più alle porte. È già dentro casa nostra. —
Mentre l'Inner Circle iniziava a discutere freneticamente i prossimi passi, Mor si avvicinò al letto e sfiorò appena la mano di Claris. Non c'erano scintille ora, solo la pelle fredda di una ragazza che aveva perso troppo.
— Svegliati, Claris — sussurrò Mor, così piano che solo Azriel avrebbe potuto sentirla. — Abbiamo ancora troppe cose per cui litigare. —
Fuori dalla finestra, le stelle di Velaris sembravano brillare meno intensamente, come se l'ombra che abitava Claris stesse lentamente iniziando a consumare anche la luce della città dei sogni. La strada verso la salvezza era lunga e tortuosa, e il confine tra amica e nemica, tra amore e dovere, non era mai stato così labile.
La guerra stava arrivando, e Claris Vaelor, la ragazza gentile che aveva attraversato il Muro per amicizia, era ora l'ago della bilancia tra la sopravvivenza di Prythian e la sua totale distruzione.
Claris fissava la propria mano, i lunghi capelli biondi che le ricadevano sulle spalle come una cascata di seta spenta. Non sentiva il freddo della notte di Velaris, né il calore del focolare che scoppiettava poco distante. Sentiva solo quel ronzio. Quel ronzio che sembrava la voce di una donna morta.
— Ancora qui a fissare il vuoto, Vaelor? —
La voce di Mor irruppe nella stanza come una sferzata di frusta. La Verità Incarnata era ferma sulla soglia, le braccia incrociate sul petto e un’espressione di palese diffidenza dipinta sul volto magnifico.
Claris non distolse lo sguardo dalle scintille. — È un paese libero, Morrigan. O almeno così Rhysand continua a ripetere con tanta insistenza. —
Mor entrò nella stanza, i suoi passi decisi risuonavano sul pavimento di marmo. — È la Corte dei Sogni, non la Corte della Pigrizia. Rhys ti ha portata qui perché Feyre glielo ha chiesto, ma non pensare che io non veda quello che sei. —
Claris sollevò finalmente lo sguardo. I suoi occhi, una volta limpidi, sembravano ora velati da una nebbia antica. — E cosa sarei, secondo te? Una vittima? Una traditrice? —
— Qualcosa di rotto — rispose Mor, avvicinandosi pericolosamente. — Qualcosa che puzza di Sotto la Montagna. —
Claris scattò in piedi, la sedia che strideva contro il pavimento. Il potere tra le sue mani divampò, più luminoso, più violento. — Tu non sai niente di quello che ho passato. Mentre tu cavalcavi verso la libertà, io venivo uccisa e resuscitata per il divertimento di una sadica. Ero il suo giocattolo, la sua lama. —
— E ora che lei è morta, perché continui a comportarti come se avessi ancora il suo guinzaglio al collo? — ringhiò Mor, accorciando le distanze finché i loro respiri non si incrociarono.
L’aria tra le due donne era carica di una tensione elettrica che non aveva nulla a che fare con l’odio e tutto a che fare con una strana, perversa attrazione. Mor cercava la verità, Claris cercava un modo per non annegare.
— Forse perché il guinzaglio non è mai stato tolto — sussurrò Claris, la voce improvvisamente incrinata.
In quel momento, la porta si spalancò di nuovo. Feyre e Rhysand entrarono, seguiti da Cassian e Azriel. L’atmosfera nella stanza cambiò istantaneamente. Rhysand aveva un’espressione cupa, gli occhi viola che scrutavano Claris con una profondità che la ragazza trovava insopportabile.
— Claris — disse Feyre, la voce carica di una preoccupazione che la bionda non riusciva più a ricambiare pienamente. — Dobbiamo parlare del tuo allenamento con Azriel. Dice che ti sei... assentata di nuovo. —
Claris guardò la sua amica. Feyre, la ragazza che aveva cercato oltre il Muro, la ragazza per cui era quasi morta alla Corte di Primavera. Ma dopo che Feyre se n’era andata con Rhysand, lasciandola sola con Tamlin e i suoi fantasmi, qualcosa si era spezzato. Il legame che le univa era diventato un filo sottile, teso fino al punto di rottura.
— Sto bene, Feyre. Sono solo stanca — rispose Claris, cercando di spegnere le scintille tra le dita. Ma il potere non obbediva. Continuava a scoppiettare, un’eco dorata che sembrava ridere di lei.
Rhysand fece un passo avanti, la sua presenza oscura e potente che riempiva ogni angolo della camera. — Non è stanchezza, Claris. Amarantha ti ha trasformata in qualcosa di diverso da un semplice Fae. Quando ti abbiamo portata via dalla Corte di Primavera, ho sentito un’ombra dentro di te. Un’ombra che non appartiene a questo mondo. —
— Amarantha è morta — ribatté Claris, ma la sua voce tremava. — Feyre l’ha uccisa. Io ero lì. Ho sentito il suo ultimo respiro. —
— Eppure — intervenne Azriel dall’angolo d’ombra dove si trovava, — i tuoi poteri non assomigliano a nulla che abbiamo mai visto. Non sono i poteri della Corte di Primavera, né quelli della Corte della Notte. —
Claris sentì un freddo improvviso risalire lungo la spina dorsale. Si guardò le mani. Le scintille stavano cambiando forma, intrecciandosi in simboli antichi, un linguaggio di sangue e cenere. La sua mente iniziò a scivolare. I volti dei presenti divennero sfocati, le loro voci distanti, come se parlassero da sotto un velo d’acqua.
— Claris? — chiamò Feyre, facendo un passo verso di lei. — Claris, guardami! —
Ma Claris non vedeva Feyre. Vedeva un trono di ossa. Vedeva una corona di spine d'oro. Sentiva l'odore aspro del vino speziato e del sangue rappreso.
— Lei non se n'è andata — sussurrò Claris, la sua voce ora raddoppiata, una sovrapposizione di toni gentili e di una crudeltà regale che fece gelare il sangue a Rhysand. — Lei è il seme, e io sono il terreno. —
— Mor, allontanati! — ordinò Rhysand, ma era troppo tardi.
Un’ondata di energia oscura e dorata esplose da Claris, scagliando Mor contro la parete opposta. La ragazza bionda rimase al centro della stanza, sospesa a pochi centimetri da terra. I suoi occhi erano diventati completamente neri, privi di pupilla, striati solo da venature d'oro.
— Il Re di Hybern ha promesso che avrei riavuto il mio regno — disse la voce che usciva dalle labbra di Claris, una voce che non le apparteneva. — E userò questo guscio perfetto per riprendermi ciò che è mio. —
Rhysand agì con la velocità del fulmine, avvolgendo Claris in una gabbia di oscurità pura, cercando di contenere l'esplosione di potere. Feyre gridò il nome della sua amica, le lacrime che già le rigavano il volto.
— Non è lei! — urlò Feyre. — Rhys, fermala senza farle del male! —
— Non posso prometterlo se quella cosa cerca di ucciderci tutti! — rispose Rhysand, i denti stretti per lo sforzo.
Mor si rialzò, pulendosi un filo di sangue dall'angolo della bocca. Nonostante il colpo ricevuto, nei suoi occhi non c'era odio, ma una strana, feroce determinazione. Guardò Claris — la Claris che conosceva, quella che la sfidava con sguardi taglienti — intrappolata dietro quella maschera di possessione.
— Claris! — gridò Mor, sovrastando il rombo della magia. — Combatti! Sei più forte di una regina morta! Sei sopravvissuta a tutto, non farti sconfiggere ora da un fantasma! —
Per un istante, il nero negli occhi di Claris vacillò. Una scintilla del suo grigio originale riemerse.
— Aiutatemi... — fu un sussurro disperato, quasi impercettibile.
Poi, l'oscurità riprese il sopravvento. Claris svenne bruscamente, cadendo tra le braccia di Rhysand che aveva dissolto la gabbia appena in tempo.
Il silenzio che seguì fu più pesante di qualsiasi urlo. Rhysand adagiò la ragazza sul letto, il suo volto pallido come il marmo.
— Amarantha non l'ha solo soggiogata — disse Rhysand, la voce bassa e carica di presagio. — Ha lasciato una parte di sé dentro di lei. Un parassita magico legato direttamente a Hybern. Claris è stata una spia per tutto questo tempo, senza nemmeno saperlo. Ogni nostra mossa, ogni segreto discusso in questa casa... Hybern lo sa. —
Feyre si coprì la bocca con le mani, crollando su una sedia. — L'ho portata io qui. L'ho esposta a tutto questo. —
— Non potevi saperlo, Feyre — disse Cassian, posandole una mano sulla spalla.
Mor rimase in piedi ai piedi del letto, fissando il volto addormentato di Claris. La rabbia che aveva provato fino a pochi minuti prima si era trasformata in qualcosa di diverso, una scintilla di protezione che non riusciva a spiegarsi.
— Come la salviamo? — chiese Mor, la voce ferma.
Rhysand guardò la sua cugina, notando l'intensità del suo sguardo. — Dobbiamo spezzare il legame con Hybern prima che la guerra inizi davvero. Se Amarantha prende il controllo completo, Claris diventerà l'arma più letale del Re. E noi dovremo ucciderla. —
— No — disse Mor, con una nota di sfida che fece sollevare le sopracciglia ad Azriel. — Non la uccideremo. Troveremo un modo. Anche se dovessi trascinarla io stessa fuori dall'inferno. —
Rhysand annuì lentamente. — Allora preparatevi. La guerra non è più alle porte. È già dentro casa nostra. —
Mentre l'Inner Circle iniziava a discutere freneticamente i prossimi passi, Mor si avvicinò al letto e sfiorò appena la mano di Claris. Non c'erano scintille ora, solo la pelle fredda di una ragazza che aveva perso troppo.
— Svegliati, Claris — sussurrò Mor, così piano che solo Azriel avrebbe potuto sentirla. — Abbiamo ancora troppe cose per cui litigare. —
Fuori dalla finestra, le stelle di Velaris sembravano brillare meno intensamente, come se l'ombra che abitava Claris stesse lentamente iniziando a consumare anche la luce della città dei sogni. La strada verso la salvezza era lunga e tortuosa, e il confine tra amica e nemica, tra amore e dovere, non era mai stato così labile.
La guerra stava arrivando, e Claris Vaelor, la ragazza gentile che aveva attraversato il Muro per amicizia, era ora l'ago della bilancia tra la sopravvivenza di Prythian e la sua totale distruzione.
