Fanfy
.studio
Carregando...
Imagem de fundo

blood and roses

Fandom: acorar

Criado: 10/05/2026

Tags

FantasiaDramaAngústiaDor/ConfortoPsicológicoSombrioAçãoEstudo de PersonagemDivergênciaRecontar
Índice

Lame d’Oro e Catene di Sangue

L’oscurità del Regno Sotto la Montagna non era un semplice vuoto, ma una presenza fisica, un sudario umido che puzzava di sangue antico, pietra bagnata e disperazione. Feyre era rannicchiata nell’angolo della sua cella, le ossa che dolevano per il freddo e il cuore pesante come piombo. Aveva sfidato Amarantha, aveva stretto un patto impossibile per amore di Tamlin, ma la realtà di quel luogo era molto più brutale di quanto avesse immaginato.

Tuttavia, non era solo per Tamlin che il suo petto bruciava di un’angoscia soffocante. Era per lei.

Claris.

La sua migliore amica, la ragazza dai capelli biondi come il grano al sole che aveva varcato il muro solo per ritrovarla, era lì. Ma non era più la Claris che Feyre ricordava. Amarantha non l’aveva solo catturata; l’aveva spezzata, uccisa e poi rigurgitata nel mondo dei vivi come una Fae, legandola a sé con una magia oscura che ne aveva distorto l’anima.

Mentre Feyre fissava le sbarre della cella, un rumore di passi leggeri ed eleganti echeggiò nel corridoio. Non erano i passi pesanti delle sentinelle. Erano passi che danzavano sull’abisso.

Rhysand, il Signore della Corte della Notte, apparve davanti alla sua cella. Il suo volto era una maschera di indifferenza crudele, ma i suoi occhi viola bruciavano di una luce che Feyre non riusciva ancora a decifrare.

— Sei ancora viva, umana? — mormorò lui, inclinando la testa. — Amarantha è di sopra. Ha deciso che stasera ha bisogno di un intrattenimento più... raffinato.

Feyre scattò in piedi, afferrando le sbarre gelide. — Dov’è Claris? Cosa le sta facendo?

Rhysand non rispose subito. Si limitò a guardarla, un sorriso amaro che gli increspava le labbra. — Claris è dove deve essere. Ai piedi del trono, a servire i capricci di una regina che gode nel vedere la bellezza ridotta in cenere. Dopo di me, è la sua preda preferita.

— Lasciala andare! — gridò Feyre, la voce che si spezzava.

— Non posso — rispose Rhys, e per un istante, solo un istante, la sua maschera vacillò. — Ma posso assicurarmi che non muoia. Almeno non stasera.

Nella sala del trono, l’atmosfera era satura di fumo e malvagità. Claris Vaelor stava in piedi accanto al trono di ossidiana, vestita solo di veli di seta dorata che facevano ben poco per nascondere la perfezione del suo corpo magro e sinuoso. I suoi lunghi capelli biondi scendevano come una cascata di luce spenta lungo la schiena, e i suoi occhi celesti, una volta limpidi come il cielo estivo, erano ora vitrei, persi in una nebbia di sottomissione magica.

Amarantha accarezzò la guancia di Claris con un’unghia affilata, tracciando una linea rossa sulla pelle diafana.

— La mia piccola guerriera dorata — sussurrò la Regina, la voce piena di un affetto malato. — Guarda come trema. È così divertente vedere come la scintilla della vita cerchi ancora di opporsi al mio volere. Claris, cara, versa altro vino per i nostri ospiti. E fallo... con grazia.

Claris si mosse meccanicamente. Ogni suo gesto era fluido, quasi ipnotico, ma era la danza di un automa. La sua magia, un potere dorato e imprevedibile che le ribolliva nelle vene, era tenuta a freno dalle catene invisibili di Amarantha. Era una bomba a orologeria avvolta nella seta.

Quando la notte divenne più profonda e i festeggiamenti degenerarono in una depravazione che avrebbe fatto rabbrividire persino i mostri, Amarantha si stancò finalmente del suo giocattolo. Claris fu spinta via, barcollando verso le ombre dei corridoi laterali, dove le guardie la ignoravano come se fosse un mobile rotto.

Fu lì che Rhysand la trovò.

L’aveva portata nelle sue stanze private, l’unico luogo dove gli occhi di Amarantha non potevano penetrare del tutto. Claris era seduta sul bordo del letto, le mani che tremavano in modo incontrollabile. Un taglio sottile le segnava la spalla e i suoi occhi erano sbarrati, fissi su un punto invisibile nel vuoto.

Rhysand si avvicinò lentamente, senza fare rumore. Non usò la forza. Si inginocchiò davanti a lei, prendendo un panno bagnato e una boccetta di unguento curativo.

— Claris — disse a bassa voce. — Guarda me.

Lei non rispose. La sua mente era un labirinto di specchi infranti.

Rhysand le prese delicatamente il mento, costringendola a incrociare il suo sguardo. — Non sei lì. Sei qui. Sei con me.

Un brivido scosse il corpo della ragazza. — Fa male... — sussurrò lei, la prima volta che parlava in ore. La sua voce era roca, un suono che sembrava provenire da una tomba.

— Lo so — rispose Rhys, iniziando a pulire la ferita sulla spalla con una tenerezza che nessuno Sotto la Montagna gli avrebbe mai attribuito. — Ma passerà. Domani Feyre affronterà un’altra prova. Deve vincere, Claris. Se lei vince, questo finisce.

Claris scosse la testa, le lacrime che finalmente rigavano il suo viso bellissimo. — Lei non sa... cosa sono diventata. Quello che mi ha costretto a fare... le vite che ho spezzato con queste mani.

La sua magia dorata ebbe un sussulto, una scintilla di luce accecante che bruciò l’aria intorno a loro per un secondo prima di spegnersi. Era una forza distruttiva, pura e selvaggia, che persino Rhysand temeva in parte.

— Non eri tu — disse lui fermamente. — Era il legame. Amarantha usa la tua luce per creare ombre, ma la luce è ancora tua.

Rhysand passò il resto della notte a vegliare su di lei. Non c’era lussuria nel suo tocco, solo la solidarietà di due anime vendute allo stesso diavolo. Le spazzolò i capelli biondi, sciogliendo i nodi con dita esperte, e le mormorò storie della Corte della Notte, di un cielo pieno di stelle che lei non ricordava più. Era l’unico modo che aveva per tenerla ancorata alla realtà, per evitare che la sua mente scivolasse definitivamente nell’abisso.

I giorni si trasformarono in settimane di tormento. Feyre superò la prima prova, poi la seconda, il suo corpo martoriato ma lo spirito indomito. Claris, nel frattempo, veniva usata come un’arma psicologica: Amarantha la costringeva a stare vicino a Feyre durante le torture, obbligandola a guardare la sua amica soffrire senza poter muovere un dito, il legame che la costringeva al silenzio.

Poi arrivò il giorno finale. L’ultima prova, il sacrificio, l’enigma risolto.

Il grido di Feyre echeggiò nel salone quando Amarantha le spezzò il collo, ma fu un grido che si trasformò in un ruggito di liberazione. La magia antica si risvegliò. Amarantha cadde, colpita a morte dalla stessa umana che aveva sottovalutato.

In quel momento, Claris sentì qualcosa spezzarsi dentro di sé. Le catene invisibili che le stritolavano il cuore si incrinarono. Non si ruppero del tutto — il legame con Amarantha era stato così profondo, così viscerale, che persino la morte della Regina non poté cancellarlo completamente — ma la pressione diminuì.

Claris cadde in ginocchio, urlando, mentre la sua magia dorata esplodeva verso l’esterno, abbattendo le colonne di pietra e polverizzando le guardie che cercavano di fuggire. Era un sole che nasceva nelle viscere della terra.

Quando la polvere si diradò, Feyre non era più umana. Era distesa a terra, circondata dai Sette Signori Supremi che le stavano infondendo la vita. Claris strisciò verso di lei, le dita che graffiavano il pavimento freddo.

— Feyre... — gracchiò.

Feyre aprì gli occhi. Erano azzurro-grigi, ora infusi di una luce immortale. Si alzò barcollando e vide la sua amica. Si gettarono l’una nelle braccia dell’altra, un groviglio di biondo e castano, di lacrime e sangue.

— Ce l’abbiamo fatta — piangeva Feyre. — Siamo libere.

Claris non rispose. Sentiva ancora quel residuo oscuro nel fondo della sua mente, un sussurro che le diceva che non sarebbe mai stata davvero libera. Ma in quel momento, con il calore di Feyre contro di lei, scelse di crederci.

Il ritorno alla Corte di Primavera fu un sogno febbrile. Il sole di Prythian non era mai sembrato così luminoso, i fiori così profumati. Tamlin le accolse con un sollievo che rasentava la disperazione. Per qualche settimana, cercarono di fingere che tutto fosse tornato come prima. Claris camminava nei giardini, lasciando che la sua magia dorata facesse sbocciare le rose al suo passaggio, cercando di ignorare i vuoti di memoria e i momenti in cui i suoi occhi diventavano freddi come il ghiaccio.

Tuttavia, l’idillio era destinato a finire.

Rhysand arrivò un mattino, avvolto nelle ombre della sua stessa corte, per reclamare il suo premio. Il patto era chiaro: Feyre doveva passare una settimana al mese con lui.

— Non puoi portarla via! — ringhiò Tamlin, trasformandosi parzialmente, gli artigli che solcavano il pavimento di marmo.

Rhysand lo ignorò, i suoi occhi fissi su Feyre. — Un patto è un patto, Tamlin. E la Corte della Notte non dimentica i suoi debiti.

Feyre guardò Claris, che sedeva in disparte su una poltrona di velluto. La bionda sembrava fragile, quasi trasparente alla luce del mattino.

— Claris, vieni con me — supplicò Feyre.

Ma Claris scosse la testa. — No. Qui... qui mi sento al sicuro. Tamlin dice che mi proteggerà.

Feyre esitò. Il senso di colpa le rodeva le viscere, ma il legame con Rhysand la tirava fisicamente verso l’uscita. Pensò che Claris avesse bisogno di pace, di stabilità, qualcosa che la Corte della Notte non poteva offrire. Non sapeva che, lasciandola lì, stava permettendo alla crepa nel loro rapporto di allargarsi fino a diventare un baratro.

I mesi passarono. Feyre tornava dalla Corte della Notte sempre più diversa, sempre più distante. Ogni volta che rivedeva Claris, trovava una donna più chiusa, più instabile. La magia dorata di Claris stava diventando erratica; a volte distruggeva intere stanze della villa di Tamlin senza che lei se ne rendesse conto.

Tamlin, dal canto suo, non sapeva come gestire quella forza. La soffocava con la protezione, impedendole di uscire, proprio come stava facendo con Feyre. Ma mentre Feyre lottava, Claris sembrava spegnersi.

Un giorno, alla Corte della Notte, Rhysand interruppe Feyre mentre lei stava cercando di dipingere un paesaggio che non riusciva a finire.

— C’è qualcosa che non va — disse Rhys, guardando fuori verso le montagne di Velaris.

— Cosa intendi? — chiese Feyre, posando il pennello.

— Claris. La sento. Il legame che Amarantha aveva creato con lei non si è mai spezzato del tutto, Feyre. È come una ferita aperta che attira l’oscurità. E Tamlin... Tamlin non sta aiutando. La sta lasciando marcire in quella gabbia dorata.

Feyre sentì un brivido lungo la schiena. — Cosa suggerisci?

— Portala qui — disse Rhys. — La mia corte è il luogo delle ombre, ma è anche l’unico posto dove chi ha conosciuto l’abisso può imparare a camminarci sopra senza caderci dentro.

Feyre accettò, mossa da un misto di speranza e terrore. Ma quando tornò alla Corte di Primavera per prendere Claris, l’accoglienza non fu quella che sperava.

Claris era nel salone principale, i capelli biondi legati in una treccia stretta che le tirava il viso, rendendo i suoi lineamenti ancora più affilati. Accanto a lei c’era Morrigan, che Rhysand aveva mandato come scorta.

Le due donne si stavano fissando con un’ostilità palpabile.

— Non ho bisogno della tua pietà, Morrigan — disse Claris, la voce tagliente come un rasoio. — So cos’è la Corte della Notte. È un bordello travestito da regno.

Mor fece un passo avanti, gli occhi che brillavano di sfida. — E questa villa cos’è? Una prigione travestita da paradiso? Sei patetica, Claris. Hai il potere di radere al suolo questo posto e invece scegli di fare la statua decorativa per un Signore Supremo che ha paura della tua stessa ombra.

— Non sai nulla di me! — urlò Claris, e un’ondata di energia dorata si sprigionò da lei, facendo tremare i lampadari di cristallo.

— So che puzzi di Amarantha — ribatté Mor, senza arretrare di un millimetro. — E so che se non vieni via con noi, quel legame finirà per consumarti.

Feyre si intromise, mettendosi tra le due. — Basta! Claris, per favore. Vieni con me. Rhys dice che può aiutarti a controllare la magia.

Claris guardò Feyre, e per un momento l’odio e il dolore nei suoi occhi furono così intensi che Feyre dovette distogliere lo sguardo.

— Rhys dice? — ripetette Claris con amarezza. — Da quando la tua vita è governata da quello che dice lui? Mi hai abbandonata qui, Feyre. Mi hai lasciata sola con i miei incubi mentre tu te ne andavi a giocare nel tuo nuovo regno.

— Non è così! — protestò Feyre, le lacrime che le pungevano gli occhi.

— Lo è — concluse Claris, ma la sua rabbia sembrò sgonfiarsi all’improvviso, lasciandola svuotata. — Verrò. Ma non per lui. E non per te. Verrò perché sento che se resto qui un altro giorno, darò fuoco a tutto quanto.

Il viaggio verso la Corte della Notte fu silenzioso e teso. Quando arrivarono a Velaris, la Città della Luce Stellare, Claris non sembrò impressionata. Si guardava intorno con diffidenza, la sua magia dorata che pulsava debolmente sotto la pelle, come un predatore in attesa.

Rhysand le accolse sulla terrazza della Casa del Vento. Guardò Claris, notando il modo in cui evitava il contatto visivo con chiunque, e il modo in cui le sue mani cercavano costantemente qualcosa da stringere.

— Benvenuta a casa, Claris — disse lui dolcemente.

Lei alzò finalmente lo sguardo, e i suoi occhi celesti sembrarono bruciare di una luce fredda. — Questa non è casa mia, Rhysand. Io non ho più una casa. Sono solo un mostro che ha dimenticato come si muore.

Feyre cercò di prenderle la mano, ma Claris si ritrasse. Il loro legame, una volta indistruttibile, era ora segnato da cicatrici troppo profonde per essere ignorate. Sotto la montagna, erano state l’una la forza dell’altra; ora, nel mondo della luce, erano diventate il riflesso del dolore che nessuna delle due voleva ammettere di provare ancora.

Mentre Claris si allontanava seguendo una serva verso le sue stanze, Rhysand si avvicinò a Feyre, posandole una mano sulla spalla.

— Sarà una strada lunga — mormorò lui.

— La stiamo perdendo, Rhys — sussurrò Feyre, guardando la figura bionda scomparire tra le ombre del corridoio.

— No — rispose lui, lo sguardo fisso sulla scia di polvere dorata che Claris aveva lasciato dietro di sé. — Sta solo decidendo se distruggere il mondo o salvarlo. E temo che la risposta dipenda da quanto ancora quella regina morta parla dentro la sua testa.

Quella notte, a Velaris, le stelle brillarono con un’intensità insolita, ma nel cuore della città, una luce dorata e imprevedibile continuava a lottare contro le tenebre, in attesa del momento in cui il fuoco avrebbe finalmente incontrato la miccia.
Índice

Quer criar seu próprio fanfic?

Cadastre-se na Fanfy e crie suas próprias histórias!

Criar meu fanfic