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thorns and roses

Фандом: acotar

Создан: 12.05.2026

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ФэнтезиПриключенияАнгстДрамаПопаданчествоРетеллингСмерть персонажаHurt/ComfortТрагедия
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Oltre il Muro di Spine e di Bugie

Il vento gelido soffiava tra le assi sconnesse della veranda, portando con sé l’odore di terra bagnata e di una disperazione che Claris Vaelor non riusciva più a ignorare. Erano passati giorni, troppi giorni, da quando Feyre era svanita nel nulla. Il villaggio sussurrava, la gente mormorava di zie ricche e fortune improvvise, ma Claris conosceva la sua amica. Sapeva che Feyre non avrebbe mai abbandonato la sua famiglia senza un addio dignitoso, non dopo tutto quello che aveva sacrificato per tenerli in vita.

Claris si strinse nel mantello di lana logora, i lunghi capelli dorati che le sferzavano il viso delicato. I suoi occhi azzurri, solitamente vivaci e pieni di una gentilezza contagiosa, erano ora velati da un’ansia sottile ma costante. Bussò alla porta della stamberga degli Archeron con dita tremanti.

Fu Nesta ad aprire. La sorella maggiore di Feyre appariva più rigida del solito, lo sguardo tagliente come una lama di ghiaccio.

— Claris. Cosa vuoi? — chiese Nesta, la voce priva di emozione.

— Voglio la verità, Nesta. Tuo padre ed Elain continuano a parlare di questa zia moribonda, ma io so che è una menzogna. Feyre non ha zie ricche. Dov’è finita? — Claris fece un passo avanti, la sua natura empatica le permetteva di percepire la tensione che vibrava nel corpo della ragazza davanti a lei.

Nesta sospirò, guardandosi intorno per assicurarsi che nessuno ascoltasse. Poi, con un gesto brusco, la trascinò dentro. — Loro non ricordano, Claris. Credono a quello che vogliono credere. Ma io c’ero. Una bestia... un Fae enorme e terrificante è venuto qui. Ha preteso una vita per la vita del lupo che Feyre ha ucciso nel bosco. Se l’è portata via, oltre il Muro.

Il cuore di Claris mancò un battito. Il Muro. La barriera invisibile che separava il mondo degli umani dai regni degli immortali, creature di cui si narravano solo incubi.

— E tu l’hai lasciata andare? — sussurrò Claris, l’orrore che le stringeva la gola.

— Cosa avrei dovuto fare? — ribatté Nesta con una ferocia nata dal senso di colpa. — Saremmo morti tutti.

Claris non rispose. La sua mente stava già correndo. Feyre era sola, prigioniera di mostri in una terra di leggende crudeli. L’intelligenza di Claris, unita a quella vena protettiva che l’aveva sempre resa il collante del loro piccolo gruppo di amiche, non le permetteva di restare a guardare.

— La troverò — disse Claris, la voce ferma nonostante il tremore delle mani.

— Sei impazzita? — esclamò Nesta. — Morirai prima ancora di vedere le terre dei Fae.

— Forse. Ma non la lascerò lì da sola.

***

Il viaggio verso il Muro fu un incubo di nebbia e terrore. Claris non era una cacciatrice; era una ragazza gentile, una che portava il pane ai vicini malati e sorrideva ai bambini. Ma l'amore per Feyre le dava una forza che non sapeva di avere. Quando finalmente raggiunse il confine invisibile, l'aria divenne pesante, carica di una magia antica e malevola.

Non appena varcò il confine, il bosco sembrò prendere vita. Creature fatte di ombre e artigli, nate dai sussurri dei boschi fatati, si avventarono su di lei. Claris urlò, cercando di farsi scudo con le braccia. Sentì un dolore lancinante alla spalla, poi un taglio profondo sulla gamba. Cadde a terra, il sangue che macchiava i suoi capelli dorati, mentre il mondo iniziava a farsi scuro.

— Chi va là? — Una voce profonda e autoritaria squarciò il silenzio.

Claris sollevò lo sguardo, la vista appannata. Vide una figura imponente, un uomo — o qualcosa di simile — con una maschera dorata che gli copriva parte del volto e occhi verdi come la foresta in primavera. Emanava un potere che faceva tremare la terra.

— Vi prego... — mormorò lei, prima di svenire.

***

Quando riaprì gli occhi, si trovò in una stanza che sembrava uscita da un sogno. Sotto di lei c’erano lenzuola di seta, e l’aria profumava di rose e magia.

— Claris?

La voce era familiare. Claris si voltò bruscamente, ignorando il dolore alle ferite fasciate, e vide Feyre. Ma non era la Feyre che ricordava. Indossava abiti eleganti, la sua pelle era luminosa e non sembrava affatto una prigioniera in catene.

— Feyre! — Claris scoppiò in lacrime, gettandosi tra le braccia dell’amica. — Sei viva... sei salva.

— Oh, Claris, sei stata una sciocca a venire fin qui — disse Feyre, stringendola forte, ma il suo sorriso tradiva un sollievo immenso. — Ma sono così felice di vederti.

Nei giorni successivi, Claris imparò a conoscere la Corte di Primavera. Scoprì che l’uomo che l’aveva salvata era Tamlin, il Signore Supremo di quelle terre, e che la bestia descritta da Nesta era solo una delle sue forme. Conobbe Lucien, l'emissario sarcastico ma leale, e iniziò a capire la complessa rete di segreti che avvolgeva quel luogo.

Claris, con la sua natura socievole e vivace, divenne presto una presenza gradita a corte. Anche se l’ansia per il loro destino non la abbandonava mai del tutto, cercava di portare un po' di luce in quel palazzo silenzioso. Osservava con attenzione crescente il legame che si stava sviluppando tra Feyre e Tamlin. Vedeva come gli sguardi di Feyre si ammorbidivano e come Tamlin, nonostante la sua natura chiusa, cercasse disperatamente di renderla felice.

— Si amano — osservò Claris una sera, mentre sedeva in giardino con Lucien.

Il Fae dai capelli rossi sospirò, guardando verso il balcone dove i due stavano parlando. — È più complicato di così, Claris. C’è una maledizione che grava su tutti noi.

Fu allora che la verità venne a galla. Il sortilegio, le maschere che non potevano essere rimosse, i quarantanove anni di sofferenza e l'ombra di un'entità malvagia chiamata Amarantha che regnava da un luogo oscuro chiamato Sotto la Montagna. Claris ascoltò con orrore, comprendendo che la salvezza di tutti dipendeva dal cuore di Feyre.

— Deve innamorarsi di lui di sua spontanea volontà — spiegò Lucien. — E deve farlo prima che il tempo scada.

Claris si sentì investita da una responsabilità enorme. Doveva proteggere Feyre, doveva aiutarla a vedere la verità, ma sentiva anche il peso di una minaccia che non riusciva a vedere. La sua ansia, solitamente gestibile, divenne un mostro che le artigliava il petto ogni notte.

Poi, l’oscurità decise di colpire.

Una sera, mentre Claris stava raccogliendo dei fiori per decorare la sala da pranzo, un’ombra densa e innaturale si levò dal sottobosco. Non ebbe nemmeno il tempo di gridare. Le creature di Amarantha, che avevano iniziato a strisciare oltre i confini della Corte di Primavera, la ghermirono.

Quando Feyre tornò nel giardino e trovò solo il cesto dei fiori rovesciato e una ciocca di capelli dorati sporca di sangue, il suo urlo squarciò la pace della tenuta.

Cercarono per giorni. Tamlin e Lucien setacciarono ogni centimetro della foresta, ma di Claris non c’era traccia.

— È morta, Feyre — disse Tamlin alla fine, il volto una maschera di dolore e rassegnazione. — Amarantha l’ha presa per colpire me... o forse solo per crudeltà gratuita. Non c’è modo che sia sopravvissuta a Sotto la Montagna.

Feyre crollò. La perdita della sua migliore amica, della ragazza che aveva attraversato il Muro solo per non lasciarla sola, fu un colpo devastante. Pianse per notti intere, stringendo tra le mani un nastro azzurro che Claris portava sempre tra i capelli. Il senso di colpa la mangiava viva: se non fosse stata così egoista da restare lì, Claris sarebbe stata ancora al sicuro nel loro povero villaggio.

Gli anni passarono, pesanti come piombo. La maledizione di quarantanove anni stava per giungere al termine e la speranza nella Corte di Primavera stava svanendo. Feyre, spinta dal dolore per la perdita di Claris e dall’amore disperato per Tamlin, prese la sua decisione.

Se Claris era morta in quel luogo oscuro, Feyre l’avrebbe onorata affrontando lo stesso mostro che l’aveva portata via.

— Andrò Sotto la Montagna — annunciò Feyre, la voce fredda e determinata come l’acciaio. — Salverò Tamlin. E troverò quello che resta di Claris.

Non sapeva cosa l’aspettasse. Non sapeva degli indovinelli, delle prove atroci o del prezzo che avrebbe dovuto pagare. Ma mentre varcava i cancelli della prigione di Amarantha, il ricordo del sorriso gentile di Claris e della sua risata vivace le fece da scudo contro il terrore.

Feyre non stava solo combattendo per il suo amore. Stava combattendo per la memoria della ragazza dai capelli dorati che aveva creduto in lei fino alla fine. E mentre scendeva nelle profondità della montagna, un sussurro sembrò accarezzarle l'orecchio, una voce che somigliava terribilmente a quella della sua amica scomparsa.

— Sii forte, Feyre. Io sono qui.

Il gioco crudele di Amarantha era appena iniziato, ma Feyre Archeron non era più la ragazza spaventata del villaggio. Era una cacciatrice, e aveva un debito di sangue e amore da onorare.
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